I sistemi di collegamento verticale come funicolari e ascensori rappresentano nella poetica del Movimento Moderno l’immagine archetipica del progresso tecnologico e si inseriscono a pieno titolo nel dibattito sui nuovi materiali ai quali in quegli anni era affidato il compito quasi catartico di riscattare l’architettura dal suo immobilismo borghese e passatista. Protagonisti indiscussi del dibattito architettonico questi elementi di collegamento verticale la cui natura è solo apparentemente funzionale, si inseriscono a pieno titolo nella propaganda futurista che del mito della velocità, della modernità e dell’universo artificiale ha fatto il suo slogan trainante. Se nella poetica del Movimento Moderno una particolare attenzione veniva dedicata ai materiali nuovi, o che come tali venivano narrati, nel caso dei sistemi di risalita verticale il riferimento al ferro e al vetro era d’obbligo. La derivazione industriale quindi artificiale di questi elementi diventava garanzia di precisione, di perfezione perché si presupponeva che la materia elaborata dall’uomo fosse perfettamente rispondente all’uso, priva di quei difetti e di quelle imperfezioni proprie dei materiali naturali. Ma i sistemi di collegamento verticale non rimandano solamente al mito della macchina e dell’universo artificiale ma influiscono profondamente sui caratteri distributivi degli edifici abolendo la tradizionale gerarchia che vedeva diminuire il valore degli immobili non solamente in termini economici ma anche di rappresentazione e autorappresentazione delle diverse classi sociali salendo dal basso verso l’alto come emblematicamente rappresentato nelle incisioni di Gustave Dorè: al piano nobile i residenti più ricchi e poi man mano che si sale, quelli sempre più poveri fino alle soffitte abitate da artisti o clochard. Con l’introduzione dell’ascensore tutto questo si ribalta per restituire una immagine di città rinnovata sia dal punto di vista sociale sia formale e si arriva così a conquistare la “quinta facciata”: l’attico luogo di svago, ma anche di sport all’aperto come la politica igienista prevedeva.

Velocità, modernità e progresso. Il ruolo dell'ascensore nelle avanguardie del primo '900

Raffaella Lione;Fabio Minutoli
2025-01-01

Abstract

I sistemi di collegamento verticale come funicolari e ascensori rappresentano nella poetica del Movimento Moderno l’immagine archetipica del progresso tecnologico e si inseriscono a pieno titolo nel dibattito sui nuovi materiali ai quali in quegli anni era affidato il compito quasi catartico di riscattare l’architettura dal suo immobilismo borghese e passatista. Protagonisti indiscussi del dibattito architettonico questi elementi di collegamento verticale la cui natura è solo apparentemente funzionale, si inseriscono a pieno titolo nella propaganda futurista che del mito della velocità, della modernità e dell’universo artificiale ha fatto il suo slogan trainante. Se nella poetica del Movimento Moderno una particolare attenzione veniva dedicata ai materiali nuovi, o che come tali venivano narrati, nel caso dei sistemi di risalita verticale il riferimento al ferro e al vetro era d’obbligo. La derivazione industriale quindi artificiale di questi elementi diventava garanzia di precisione, di perfezione perché si presupponeva che la materia elaborata dall’uomo fosse perfettamente rispondente all’uso, priva di quei difetti e di quelle imperfezioni proprie dei materiali naturali. Ma i sistemi di collegamento verticale non rimandano solamente al mito della macchina e dell’universo artificiale ma influiscono profondamente sui caratteri distributivi degli edifici abolendo la tradizionale gerarchia che vedeva diminuire il valore degli immobili non solamente in termini economici ma anche di rappresentazione e autorappresentazione delle diverse classi sociali salendo dal basso verso l’alto come emblematicamente rappresentato nelle incisioni di Gustave Dorè: al piano nobile i residenti più ricchi e poi man mano che si sale, quelli sempre più poveri fino alle soffitte abitate da artisti o clochard. Con l’introduzione dell’ascensore tutto questo si ribalta per restituire una immagine di città rinnovata sia dal punto di vista sociale sia formale e si arriva così a conquistare la “quinta facciata”: l’attico luogo di svago, ma anche di sport all’aperto come la politica igienista prevedeva.
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