La presente tesi di dottorato analizza l'emigrazione dei minatori siciliani e sardi verso la Francia nel secondo Dopoguerra, assumendo tale fenomeno come osservatorio privilegiato per indagare le trasformazioni del lavoro industriale e i processi di ridefinizione della cittadinanza sociale nell'Europa della ricostruzione. L'indagine si fonda sull'idea che la mobilità della forza lavoro rappresenti un dispositivo strutturale del capitalismo postbellico, funzionale alla gestione delle eccedenze e delle carenze di manodopera su scala transnazionale. Attraverso un approccio che intreccia storia sociale, storia del lavoro e storia politica, la tesi privilegia l'analisi di una specifica categoria professionale, quella dei minatori, al fine di restituire centralità alle condizioni materiali del lavoro, alle culture professionali e alle pratiche di conflitto. Il mestiere viene assunto come principio di continuità che consente di seguire i lavoratori oltre lo spostamento geografico, evidenziando come saperi, identità e forme di organizzazione collettiva si trasformino nei contesti di arrivo senza dissolversi. Particolare rilievo assume la comparazione tra Sicilia e Sardegna, che consente di mettere in luce traiettorie differenziate nella strutturazione del lavoro minerario, nelle culture sindacali e nelle forme di politicizzazione. Tali differenze incidono profondamente sulle modalità di inserimento dei migranti nei bacini minerari francesi, contribuendo a produrre esiti eterogenei in termini di integrazione e conflitto. La tesi si basa su un ampio lavoro archivistico condotto tra Italia e Francia, affrontando criticamente la frammentarietà e la selettività delle fonti, interpretate come espressione dei dispositivi istituzionali di gestione della mobilità. La tesi intende dimostrare come l'emigrazione mineraria costituisca un elemento centrale per comprendere le contraddizioni del sistema produttivo europeo del secondo Novecento, evidenziando la coesistenza di inclusione economica e marginalizzazione sociale, nonché il ruolo attivo dei lavoratori nella costruzione delle proprie traiettorie migratorie e politiche.
I minatori siciliani e sardi emigrati in Francia nel secondo Dopoguerra
SPADA, MARCO
2026-05-11
Abstract
La presente tesi di dottorato analizza l'emigrazione dei minatori siciliani e sardi verso la Francia nel secondo Dopoguerra, assumendo tale fenomeno come osservatorio privilegiato per indagare le trasformazioni del lavoro industriale e i processi di ridefinizione della cittadinanza sociale nell'Europa della ricostruzione. L'indagine si fonda sull'idea che la mobilità della forza lavoro rappresenti un dispositivo strutturale del capitalismo postbellico, funzionale alla gestione delle eccedenze e delle carenze di manodopera su scala transnazionale. Attraverso un approccio che intreccia storia sociale, storia del lavoro e storia politica, la tesi privilegia l'analisi di una specifica categoria professionale, quella dei minatori, al fine di restituire centralità alle condizioni materiali del lavoro, alle culture professionali e alle pratiche di conflitto. Il mestiere viene assunto come principio di continuità che consente di seguire i lavoratori oltre lo spostamento geografico, evidenziando come saperi, identità e forme di organizzazione collettiva si trasformino nei contesti di arrivo senza dissolversi. Particolare rilievo assume la comparazione tra Sicilia e Sardegna, che consente di mettere in luce traiettorie differenziate nella strutturazione del lavoro minerario, nelle culture sindacali e nelle forme di politicizzazione. Tali differenze incidono profondamente sulle modalità di inserimento dei migranti nei bacini minerari francesi, contribuendo a produrre esiti eterogenei in termini di integrazione e conflitto. La tesi si basa su un ampio lavoro archivistico condotto tra Italia e Francia, affrontando criticamente la frammentarietà e la selettività delle fonti, interpretate come espressione dei dispositivi istituzionali di gestione della mobilità. La tesi intende dimostrare come l'emigrazione mineraria costituisca un elemento centrale per comprendere le contraddizioni del sistema produttivo europeo del secondo Novecento, evidenziando la coesistenza di inclusione economica e marginalizzazione sociale, nonché il ruolo attivo dei lavoratori nella costruzione delle proprie traiettorie migratorie e politiche.Pubblicazioni consigliate
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