Gli interferenti endocrini emergenti rappresentano una classe eterogenea di contaminanti ambientali in grado di interferire con processi biologici essenziali attraverso meccanismi complessi e multifattoriali. Tra questi, i ftalati costituiscono un gruppo di composti ampiamente impiegati in prodotti di consumo, materiali plastici, cosmetici e formulazioni industriali, contribuendo in modo significativo all’esposizione umana e ambientale. Il Dietil Ftalato (DEP), ftalato a catena corta frequentemente rilevato in matrici ambientali e biologiche, è generalmente considerato meno persistente rispetto ai ftalati ad alto peso molecolare. Tuttavia, la sua ampia diffusione, la possibilità di esposizione ripetuta e la crescente evidenza di effetti biologici associati anche a composti ritenuti a minore impatto tossicologico rendono necessaria una più approfondita caratterizzazione dei suoi potenziali meccanismi di tossicità. La presente tesi ha avuto l’obiettivo di valutare gli effetti del DEP sull’asse epato-renale, con particolare attenzione ai processi di stress ossidativo, infiammazione, apoptosi e attivazione dell’inflammasoma. A tale scopo è stato adottato un approccio sperimentale integrato, combinando analisi in vivo su tessuti epatici e renali con studi in vitro condotti su cellule HepG2 e HEK-293, utilizzate rispettivamente come modelli cellulari epatico e renale. Questa strategia ha consentito di mettere in relazione le alterazioni osservate a livello tissutale con specifiche risposte cellulari e molecolari, fornendo una visione complessiva dei meccanismi attraverso cui il DEP può influenzare l’omeostasi dell’asse fegato-rene. Nel complesso, i dati ottenuti indicano che il DEP è in grado di interferire con l’omeostasi epato-renale attraverso meccanismi convergenti che coinvolgono stress ossidativo, risposta infiammatoria, apoptosi e attivazione di pathway associati all’inflammasoma. L’integrazione dei risultati in vitro e in vivo suggerisce che lo stress ossidativo possa rappresentare un evento centrale nella tossicità indotta dal DEP, contribuendo alla modulazione della risposta infiammatoria e alla progressione del danno cellulare e tissutale. Questi risultati ampliano la conoscenza sugli effetti biologici dei ftalati a catena corta e sottolineano l’importanza di includere endpoint molecolari e cellulari sensibili nella valutazione tossicologica degli interferenti endocrini emergenti. Inoltre, il coinvolgimento dell’asse epato-renale evidenzia la necessità di considerare fegato e rene come compartimenti funzionalmente interconnessi nella risposta agli xenobiotici, soprattutto in relazione a contaminanti ambientali ampiamente diffusi e potenzialmente associati a esposizioni ripetute.
Fisiopatologia degli interferenti endocrini emergenti in ottica One Health: Meccanismi molecolari di stress ossidativo e infiammazione indotti dal Dietil Ftalato nell'asse epato-renale
MOLINARI, FRANCESCO
2026-07-28
Abstract
Gli interferenti endocrini emergenti rappresentano una classe eterogenea di contaminanti ambientali in grado di interferire con processi biologici essenziali attraverso meccanismi complessi e multifattoriali. Tra questi, i ftalati costituiscono un gruppo di composti ampiamente impiegati in prodotti di consumo, materiali plastici, cosmetici e formulazioni industriali, contribuendo in modo significativo all’esposizione umana e ambientale. Il Dietil Ftalato (DEP), ftalato a catena corta frequentemente rilevato in matrici ambientali e biologiche, è generalmente considerato meno persistente rispetto ai ftalati ad alto peso molecolare. Tuttavia, la sua ampia diffusione, la possibilità di esposizione ripetuta e la crescente evidenza di effetti biologici associati anche a composti ritenuti a minore impatto tossicologico rendono necessaria una più approfondita caratterizzazione dei suoi potenziali meccanismi di tossicità. La presente tesi ha avuto l’obiettivo di valutare gli effetti del DEP sull’asse epato-renale, con particolare attenzione ai processi di stress ossidativo, infiammazione, apoptosi e attivazione dell’inflammasoma. A tale scopo è stato adottato un approccio sperimentale integrato, combinando analisi in vivo su tessuti epatici e renali con studi in vitro condotti su cellule HepG2 e HEK-293, utilizzate rispettivamente come modelli cellulari epatico e renale. Questa strategia ha consentito di mettere in relazione le alterazioni osservate a livello tissutale con specifiche risposte cellulari e molecolari, fornendo una visione complessiva dei meccanismi attraverso cui il DEP può influenzare l’omeostasi dell’asse fegato-rene. Nel complesso, i dati ottenuti indicano che il DEP è in grado di interferire con l’omeostasi epato-renale attraverso meccanismi convergenti che coinvolgono stress ossidativo, risposta infiammatoria, apoptosi e attivazione di pathway associati all’inflammasoma. L’integrazione dei risultati in vitro e in vivo suggerisce che lo stress ossidativo possa rappresentare un evento centrale nella tossicità indotta dal DEP, contribuendo alla modulazione della risposta infiammatoria e alla progressione del danno cellulare e tissutale. Questi risultati ampliano la conoscenza sugli effetti biologici dei ftalati a catena corta e sottolineano l’importanza di includere endpoint molecolari e cellulari sensibili nella valutazione tossicologica degli interferenti endocrini emergenti. Inoltre, il coinvolgimento dell’asse epato-renale evidenzia la necessità di considerare fegato e rene come compartimenti funzionalmente interconnessi nella risposta agli xenobiotici, soprattutto in relazione a contaminanti ambientali ampiamente diffusi e potenzialmente associati a esposizioni ripetute.Pubblicazioni consigliate
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