Un buon libro, come una buona opera musicale, deve essere in grado di porre domande più che offrire soluzioni: l’argomentazione di Arrigo riesce a cogliere nel segno, rimettendo al lettore la responsabilità di un’ulteriore chiarificazione esistenziale su ciò che, in ultima istanza, non è mai pienamente dicibile, ma evoca una “mancanza”, la cui origine dimora in ciò che Max Horkheimer ha definito la “nostalgia del Totalmente Altro”. Di cosa è testimone tale desiderio? Forse di una residualità che ci costituisce, un’ulteriorità che chiede di esser custodita.
Recensione a Giacomo Maria Arrigo, Filosofia della religione, Corriere della Sera, Milano 2026, pp. 156
PACILE', Maria Teresa
2026-01-01
Abstract
Un buon libro, come una buona opera musicale, deve essere in grado di porre domande più che offrire soluzioni: l’argomentazione di Arrigo riesce a cogliere nel segno, rimettendo al lettore la responsabilità di un’ulteriore chiarificazione esistenziale su ciò che, in ultima istanza, non è mai pienamente dicibile, ma evoca una “mancanza”, la cui origine dimora in ciò che Max Horkheimer ha definito la “nostalgia del Totalmente Altro”. Di cosa è testimone tale desiderio? Forse di una residualità che ci costituisce, un’ulteriorità che chiede di esser custodita.File in questo prodotto:
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