Introduzione. Il percorso formativo nelle professioni sanitarie espone gli studenti a carichi cognitivi ed emotivi precoci, spesso associati a elevati livelli di distress e burnout con potenziali ricadute sul benessere e sulla carriera universitaria. Tale carico psicofisico si può tradurre in una deregolazione del bilancio redox, inteso come squilibrio tra produzione di radicali liberi e difese antiossidanti [1,2]. Numerosi studi hanno investigato queste associazioni, tuttavia i meccanismi alla base di questo interplay sono ancora poco chiari [3]. Obiettivi. Valutare l’associazione fra sbilanciamento redox e outcome neurocomportamentali in un gruppo di studenti dei corsi di laurea di Medicina e Infermieristica. Metodi. Studio cross-sectional condotto su 296 studenti (148 Medicina, 148 Infermieristica; 99 M, 197 F). Il protocollo integrato di sorveglianza sanitaria ha previsto la somministrazione di batterie psicometriche validate (MBI, ERI, BDI, HAM-A, Brief-COPE). Contestualmente ai prelievi ematici di routine, sono state raccolte aliquote di plasma conservato a -80°C per il dosaggio mediante saggi immuno-enzimatici di Superossido Dismutasi (SOD) e Malondialdeide (MDA). Le analisi tra gruppi sono state condotte con test parametrici o non‑parametrici in base alla distribuzione dei dati (p<0,05), mentre la correlazione tra biomarcatori è stata esplorata con coefficiente di Spearman. Risultati. I questionari evidenziano una bassa prevalenza di burnout (5,5%), a fronte di un’elevata ridotta realizzazione personale (83,9%). Gli studenti di Medicina mostrano un profilo di distress più marcato (EE 11,6 vs 9,0; BDI 13,0 vs 9,8; HAMA 12,5 vs 9,9; p<0,05), con ERI principale predittore di burnout (OR=17,76) e “Positive Thinking” fattore protettivo (OR=0,89). Non sono emerse differenze significative nei livelli di SOD tra studenti di Medicina e Infermieristica (606,2 vs 507,2 U/mL; p=0,17), con valori medi di MDA sovrapponibili tra i due corsi (207,1 vs 218,2 U/mL; p=0,76). Tuttavia, è stata osservata una significativa differenza legata al sesso per la perossidazione lipidica: le femmine presentano livelli di MDA inferiori rispetto ai maschi (181,1 vs 275,4 U/mL; p=0,0002), tendenza confermata nel sottogruppo di Medicina (p=0,01) e di Infermieristica (p=0,015). La SOD ha mostrato una tendenza speculare (valori più alti nelle studentesse), pur senza raggiungere significatività (p=0,15). Non è stata evidenziata una correlazione significativa SOD‑MDA, suggerendo che i due biomarcatori intercettino componenti parzialmente indipendenti del bilancio redox. Conclusioni. In questa popolazione, il percorso di studi non sembra influenzare in modo sostanziale il profilo redox basale, mentre il sesso risulta associato a differenze marcate nella perossidazione lipidica, con MDA più elevata nei maschi. Coerentemente con il ruolo della MDA come indicatore di danno da perossidazione lipidica, questi dati supportano l’utilità di includere biomarcatori molecolari nella sorveglianza sanitaria per una caratterizzazione oggettiva del “costo biologico” della formazione sanitaria.
Valutazione neurocomportamentale e disregolazione del bilancio redox in una popolazione di studenti di area sanitaria
Michele TeodoroPrimo
;Elvira Micali;Elisa Pracanica;Francesca Simona Fiorino;Laura Trifilo;Alida Iacono;Concettina FengaUltimo
2026-01-01
Abstract
Introduzione. Il percorso formativo nelle professioni sanitarie espone gli studenti a carichi cognitivi ed emotivi precoci, spesso associati a elevati livelli di distress e burnout con potenziali ricadute sul benessere e sulla carriera universitaria. Tale carico psicofisico si può tradurre in una deregolazione del bilancio redox, inteso come squilibrio tra produzione di radicali liberi e difese antiossidanti [1,2]. Numerosi studi hanno investigato queste associazioni, tuttavia i meccanismi alla base di questo interplay sono ancora poco chiari [3]. Obiettivi. Valutare l’associazione fra sbilanciamento redox e outcome neurocomportamentali in un gruppo di studenti dei corsi di laurea di Medicina e Infermieristica. Metodi. Studio cross-sectional condotto su 296 studenti (148 Medicina, 148 Infermieristica; 99 M, 197 F). Il protocollo integrato di sorveglianza sanitaria ha previsto la somministrazione di batterie psicometriche validate (MBI, ERI, BDI, HAM-A, Brief-COPE). Contestualmente ai prelievi ematici di routine, sono state raccolte aliquote di plasma conservato a -80°C per il dosaggio mediante saggi immuno-enzimatici di Superossido Dismutasi (SOD) e Malondialdeide (MDA). Le analisi tra gruppi sono state condotte con test parametrici o non‑parametrici in base alla distribuzione dei dati (p<0,05), mentre la correlazione tra biomarcatori è stata esplorata con coefficiente di Spearman. Risultati. I questionari evidenziano una bassa prevalenza di burnout (5,5%), a fronte di un’elevata ridotta realizzazione personale (83,9%). Gli studenti di Medicina mostrano un profilo di distress più marcato (EE 11,6 vs 9,0; BDI 13,0 vs 9,8; HAMA 12,5 vs 9,9; p<0,05), con ERI principale predittore di burnout (OR=17,76) e “Positive Thinking” fattore protettivo (OR=0,89). Non sono emerse differenze significative nei livelli di SOD tra studenti di Medicina e Infermieristica (606,2 vs 507,2 U/mL; p=0,17), con valori medi di MDA sovrapponibili tra i due corsi (207,1 vs 218,2 U/mL; p=0,76). Tuttavia, è stata osservata una significativa differenza legata al sesso per la perossidazione lipidica: le femmine presentano livelli di MDA inferiori rispetto ai maschi (181,1 vs 275,4 U/mL; p=0,0002), tendenza confermata nel sottogruppo di Medicina (p=0,01) e di Infermieristica (p=0,015). La SOD ha mostrato una tendenza speculare (valori più alti nelle studentesse), pur senza raggiungere significatività (p=0,15). Non è stata evidenziata una correlazione significativa SOD‑MDA, suggerendo che i due biomarcatori intercettino componenti parzialmente indipendenti del bilancio redox. Conclusioni. In questa popolazione, il percorso di studi non sembra influenzare in modo sostanziale il profilo redox basale, mentre il sesso risulta associato a differenze marcate nella perossidazione lipidica, con MDA più elevata nei maschi. Coerentemente con il ruolo della MDA come indicatore di danno da perossidazione lipidica, questi dati supportano l’utilità di includere biomarcatori molecolari nella sorveglianza sanitaria per una caratterizzazione oggettiva del “costo biologico” della formazione sanitaria.Pubblicazioni consigliate
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