Il lavoro offre un contributo alla conoscenza degli scambi commerciali nel Mediterraneo di età arcaica e classica attraverso lo studio delle anfore da trasporto, principale fossile-guida dei traffici nell’antichità. L’identificazione della provenienza delle anfore, presupposto indispensabile per la ricostruzione delle rotte commerciali, è un compito spesso complesso, specialmente nel caso dei tipi anforici greco-coloniali del VI e V sec. a.C. - noti con le denominazioni convenzionali di “corinzio B”, “ionico-massaliota” e “pseudo-chiota” – le cui strettissime somiglianze morfologiche rendono difficile il riconoscimento autoptico delle fabbriche. I campioni analizzati in questo studio sono stati selezionati tra i reperti provenienti dalla zona nord-orientale della Sicilia e precisamente da Messina, Milazzo e Gioiosa Guardia. Sulla base delle osservazioni petrografiche e dei caratteri geochimici, per la forma “corinzia B” le analisi hanno indicato l’esistenza sia di esemplari di importazione greca, il cui centro di produzione al momento non è localizzabile con precisione (Corinto o, più probabilmente, Corfù), sia di esemplari riconducibili a più aree di produzione greco-occidentali. Una di queste, con ogni probabilità la principale, si può individuare nell’attuale Calabria ionica, e precisamente nel territorio di pertinenza della polis di Sibari. Riguardo invece le forme “ionico-massaliota” e “pseudo–chiota”, i nostri campioni sono risultati appartenere in gran parte alla zona Calabro-Peloritana, più precisamente all’area dello Stretto e di Locri, e, in percentuale piuttosto ridotta, probabilmente anche alla fascia tirrenica della provincia messinese; mentre pochi campioni hanno rivelato caratteristiche riconducibili ad aree vulcaniche, da localizzare probabilmente nella regione campana.

Le anfore commerciali dell'Occidente greco in età arcaica e classica: problemi di localizzazione delle fabbriche

SPAGNOLO, Grazia Vera Maria;
2011

Abstract

Il lavoro offre un contributo alla conoscenza degli scambi commerciali nel Mediterraneo di età arcaica e classica attraverso lo studio delle anfore da trasporto, principale fossile-guida dei traffici nell’antichità. L’identificazione della provenienza delle anfore, presupposto indispensabile per la ricostruzione delle rotte commerciali, è un compito spesso complesso, specialmente nel caso dei tipi anforici greco-coloniali del VI e V sec. a.C. - noti con le denominazioni convenzionali di “corinzio B”, “ionico-massaliota” e “pseudo-chiota” – le cui strettissime somiglianze morfologiche rendono difficile il riconoscimento autoptico delle fabbriche. I campioni analizzati in questo studio sono stati selezionati tra i reperti provenienti dalla zona nord-orientale della Sicilia e precisamente da Messina, Milazzo e Gioiosa Guardia. Sulla base delle osservazioni petrografiche e dei caratteri geochimici, per la forma “corinzia B” le analisi hanno indicato l’esistenza sia di esemplari di importazione greca, il cui centro di produzione al momento non è localizzabile con precisione (Corinto o, più probabilmente, Corfù), sia di esemplari riconducibili a più aree di produzione greco-occidentali. Una di queste, con ogni probabilità la principale, si può individuare nell’attuale Calabria ionica, e precisamente nel territorio di pertinenza della polis di Sibari. Riguardo invece le forme “ionico-massaliota” e “pseudo–chiota”, i nostri campioni sono risultati appartenere in gran parte alla zona Calabro-Peloritana, più precisamente all’area dello Stretto e di Locri, e, in percentuale piuttosto ridotta, probabilmente anche alla fascia tirrenica della provincia messinese; mentre pochi campioni hanno rivelato caratteristiche riconducibili ad aree vulcaniche, da localizzare probabilmente nella regione campana.
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