Si tratta di un’analisi critica della giurisprudenza dell’annata 2007/2008 in materia di istruzione religiosa, con riferimento alle problematiche relative sia all’inserimento di scuole confessionali paritarie nel sistema nazionale d’istruzione, sia all'attuale permanenza di un insegnamento religioso cattolico nelle scuole pubbliche. Si riscontrano, infatti, alcune incongruenze nell’iter di laicizzazione della scuola italiana, perché la nostra società si sta troppo lentamente e faticosamente liberando da un’eccessiva connotazione confessionistica (ancora resistente nelle intercapedini di un sistema istituzionale troppo attento agli aspetti economico-finanziari di un mercato capitalistico d’impronta calvinista). Si segnalano quindi alcuni spunti per incentivare riforme ispirate ad una sana laicità. Una laicità, cioè, che non si traduca negativamente, come è accaduto in passato, in laicismo o in separatismo, bensì che agevoli in positivo la manifestazione dei diversi sentire e favorisca il loro dialogo, nonché la loro cooperazione con le istituzioni, al fine di rendere l’uomo veramente libero e, quindi, più persona. In sintesi, il complesso delle pronunzie recensite nella Sezione “Istruzione e fattore religioso” dell’annata 2008 dei Quaderni induce a ritenere che la preoccupazione di pervenire ad un progresso culturale della nostra società — non solo in termini di affrancamento dai bisogni materiali, che pure ancora affliggono larghi strati della popolazione, ma anche con l’instaurarsi di un autentico spirito di cooperazione e solidarietà fra i vari gruppi umani — si avverte forte nel mondo della scuola, proprio perché si è sempre più consapevoli che, solo investendo maggiori risorse nell’educazione delle nuove generazioni, è possibile realizzare tale sviluppo dell’odierna democrazia non imponendolo dall’alto, sia pur nel rispetto del principio maggioritario, ma favorendolo dal basso, attraverso un fisiologico processo di metabolizzazione da parte della collettività dei valori di tolleranza, apertura, dialogo, rispetto, partecipazione.

I.R.C. e scuole confessionali nel pluralismo delle opzioni formative: ancora nodi problematici al vaglio della recente giurisprudenza

FRENI, Fortunato
2008

Abstract

Si tratta di un’analisi critica della giurisprudenza dell’annata 2007/2008 in materia di istruzione religiosa, con riferimento alle problematiche relative sia all’inserimento di scuole confessionali paritarie nel sistema nazionale d’istruzione, sia all'attuale permanenza di un insegnamento religioso cattolico nelle scuole pubbliche. Si riscontrano, infatti, alcune incongruenze nell’iter di laicizzazione della scuola italiana, perché la nostra società si sta troppo lentamente e faticosamente liberando da un’eccessiva connotazione confessionistica (ancora resistente nelle intercapedini di un sistema istituzionale troppo attento agli aspetti economico-finanziari di un mercato capitalistico d’impronta calvinista). Si segnalano quindi alcuni spunti per incentivare riforme ispirate ad una sana laicità. Una laicità, cioè, che non si traduca negativamente, come è accaduto in passato, in laicismo o in separatismo, bensì che agevoli in positivo la manifestazione dei diversi sentire e favorisca il loro dialogo, nonché la loro cooperazione con le istituzioni, al fine di rendere l’uomo veramente libero e, quindi, più persona. In sintesi, il complesso delle pronunzie recensite nella Sezione “Istruzione e fattore religioso” dell’annata 2008 dei Quaderni induce a ritenere che la preoccupazione di pervenire ad un progresso culturale della nostra società — non solo in termini di affrancamento dai bisogni materiali, che pure ancora affliggono larghi strati della popolazione, ma anche con l’instaurarsi di un autentico spirito di cooperazione e solidarietà fra i vari gruppi umani — si avverte forte nel mondo della scuola, proprio perché si è sempre più consapevoli che, solo investendo maggiori risorse nell’educazione delle nuove generazioni, è possibile realizzare tale sviluppo dell’odierna democrazia non imponendolo dall’alto, sia pur nel rispetto del principio maggioritario, ma favorendolo dal basso, attraverso un fisiologico processo di metabolizzazione da parte della collettività dei valori di tolleranza, apertura, dialogo, rispetto, partecipazione.
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