La textual bibliography o “filologia dei testi a stampa” si è ormai affermata in Italia, nonostante siano ancora in numero limitato le edizioni critiche condotte con tali specifiche metodologie. A questo limite ha contribuito la scarsa interazione tra il settore della catalogazione del libro antico e l’ambito degli studi filologici. A sostegno dell’importanza di una sistematica recensio di tutti gli esemplari delle antiche edizione a stampa (recensio che potrebbe essere agevolata da una più rigorosa formalizzazione della prassi catalografica), si portano ad esempio i procedimenti adottati per l’edizione critica degli Ecatommiti di Giraldi Cinzio, raccolta di novelle stampata, sotto la sorveglianza dell’autore, a Monteregale (Mondovì) nel 1565 (l’edizione critica, a cura di Susanna Villari, è in corso di stampa). Quello degli Ecatommiti è risultato, infatti, un caso emblematico per gli esiti raggiunti attraverso le metodologie proprie della textual bibliography. Il problema filologico della determinazione dell’ultima volontà dell’autore, in presenza di varianti significative (anche di carattere strutturale), tra un esemplare e l’altro, è stato affrontato mediante l’esame delle caratteristiche esterne del libro, da cui sono emerse prove evidenti della successione delle fasi di allestimento del volume, mentre le varianti interne (‘di stato’) si sono configurate talora come indizi di stratificazioni compositive presumibilmente già attestate dall’originale perduto consegnato in tipografia. Questa esperienza ecdotica si pone dunque come ulteriore conferma della validità del metodo, sollecitando sempre più proficue sinergie tra indagine bibliografia e critica del testo.

Tra bibliografia e critica del testo: un esempio dell'editoria cinquecentesca, in "Ecdotica", 5 (2008), pp. 126-46

VILLARI, Susanna
2008

Abstract

La textual bibliography o “filologia dei testi a stampa” si è ormai affermata in Italia, nonostante siano ancora in numero limitato le edizioni critiche condotte con tali specifiche metodologie. A questo limite ha contribuito la scarsa interazione tra il settore della catalogazione del libro antico e l’ambito degli studi filologici. A sostegno dell’importanza di una sistematica recensio di tutti gli esemplari delle antiche edizione a stampa (recensio che potrebbe essere agevolata da una più rigorosa formalizzazione della prassi catalografica), si portano ad esempio i procedimenti adottati per l’edizione critica degli Ecatommiti di Giraldi Cinzio, raccolta di novelle stampata, sotto la sorveglianza dell’autore, a Monteregale (Mondovì) nel 1565 (l’edizione critica, a cura di Susanna Villari, è in corso di stampa). Quello degli Ecatommiti è risultato, infatti, un caso emblematico per gli esiti raggiunti attraverso le metodologie proprie della textual bibliography. Il problema filologico della determinazione dell’ultima volontà dell’autore, in presenza di varianti significative (anche di carattere strutturale), tra un esemplare e l’altro, è stato affrontato mediante l’esame delle caratteristiche esterne del libro, da cui sono emerse prove evidenti della successione delle fasi di allestimento del volume, mentre le varianti interne (‘di stato’) si sono configurate talora come indizi di stratificazioni compositive presumibilmente già attestate dall’originale perduto consegnato in tipografia. Questa esperienza ecdotica si pone dunque come ulteriore conferma della validità del metodo, sollecitando sempre più proficue sinergie tra indagine bibliografia e critica del testo.
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