Analizzando l’immagine del trono, seggio regale per eccellenza, sulla monetazione romana, notiamo che in età repubblicana sono pochi i personaggi che hanno il privilegio di essere rappresentati sul solium: si tratta esclusivamente di divinità e della personificazione della Vittoria, prima figura rappresentata su un trono nell’89 a.C. Per quanto riguarda l’età imperiale varie categorie di figure appaiono sedute in trono: alcune divinità maschili e femminili, numerose personificazioni, nella quasi totalità femminili, comprese le città di Roma e Costantinopoli, ma anche personaggi reali: le Auguste - a partire da Livia e gli Imperatori, in un primo tempo soltanto dopo la loro morte in veste divinizzata, nel tardo-Impero anche viventi. L’iconografia, esclusiva dell’età imperiale, del trono regale vuoto, come tipo principale - non subordinato ad alcun personaggio, a volte in connessione con le divinità sovrane (come pulvinar), o con la mediazione dell’Augusta o della Diva o con il proprio diretto predecessore divinizzato o con il “fondatore” Augusto - appare legata alla volontà di autolegittimarsi e di enfatizzare la stabilità della propria carica per esigenze dinastiche di giustificazione del potere detenuto, perché ereditato legittimamente, sottolineando la continuità diretta con il precedente imperatore o con il primus, che diventa quasi il nume tutelare del governo dell’attuale imperatore. Per quanto riguarda l’età imperiale, le divinità maschili rappresentate in trono sono significativamente divinità “sovrane”: Giove, il re degli dei, Apollo, il suo successore e, in un'unica serie, Plutone, re degli Inferi. Anche nel caso delle dee, appare forte il nesso con il potere e la regalità: Giunone, regina per antonomasia, Cerere, dea madre, Cybele, magna mater, Venere, dea regale sulla scia del prototipo di origine orientale Ishtar-Astarte ed anche intesa come Genetrix, Vesta, quale custode del focolare, quindi delle radici e infine Minerva, in origine dea poliade (Athena), di conseguenza strettamente legata al suo territorio. Ancora più articolato è il panorama costituito dal raggruppamento delle personificazioni: che sono nella quasi totalità femminili - con le eccezioni di un Genius e del Saeculum Frugiferum - . Si tratta quasi sempre di virtutes, considerate come valori da mettere in relazione all’Imperatore, quasi fossero delle proiezioni delle sue qualità, oppure obiettivi da perseguire o già raggiunti per il bene dell’Impero. Nel rapporto duale che si crea fra l’Imperatore e la personificazione femminile - a volte ambiguamente identificabile con l’Augusta - è verosimile intravedere un ideale rapporto di coppia, in una sorta di ierogamia ancora più tangibile nel caso delle personificazioni della tarda età imperiale di Roma e Costantinopoli, rappresentanti la collettività. Il quadro generale cambia del tutto con Costantino, la prima figura di Imperatore in carica rappresentata su trono, iconografia che neanche Augusto aveva adottato, essendo il trono troppo legato al potere autocratico. Significativo è anche il fatto che nello stesso momento cessa l’uso della raffigurazione delle personificazioni in trono, come se egli avesse voluto accentrare su di sé tutto ciò che prima veniva espresso per mezzo delle personificazioni, che diventano dunque obsolete in un impero “cristianizzato”, in cui l’Imperatore sta sullo stesso piano di Dio, e pertanto non ha più bisogno di tramiti nel suo rapporto col potere che diventa diretto e contemporaneamente raccoglie su di sé le qualità morali e le aspirazioni di benessere un tempo rappresentate dalle personificazioni, diventando egli stesso SALVS ET SPES REI PVBLICAE.

La semantica del trono L’età romana: dalla Repubblica al tardo-Impero

PUGLISI, Mariangela
Primo
2012

Abstract

Analizzando l’immagine del trono, seggio regale per eccellenza, sulla monetazione romana, notiamo che in età repubblicana sono pochi i personaggi che hanno il privilegio di essere rappresentati sul solium: si tratta esclusivamente di divinità e della personificazione della Vittoria, prima figura rappresentata su un trono nell’89 a.C. Per quanto riguarda l’età imperiale varie categorie di figure appaiono sedute in trono: alcune divinità maschili e femminili, numerose personificazioni, nella quasi totalità femminili, comprese le città di Roma e Costantinopoli, ma anche personaggi reali: le Auguste - a partire da Livia e gli Imperatori, in un primo tempo soltanto dopo la loro morte in veste divinizzata, nel tardo-Impero anche viventi. L’iconografia, esclusiva dell’età imperiale, del trono regale vuoto, come tipo principale - non subordinato ad alcun personaggio, a volte in connessione con le divinità sovrane (come pulvinar), o con la mediazione dell’Augusta o della Diva o con il proprio diretto predecessore divinizzato o con il “fondatore” Augusto - appare legata alla volontà di autolegittimarsi e di enfatizzare la stabilità della propria carica per esigenze dinastiche di giustificazione del potere detenuto, perché ereditato legittimamente, sottolineando la continuità diretta con il precedente imperatore o con il primus, che diventa quasi il nume tutelare del governo dell’attuale imperatore. Per quanto riguarda l’età imperiale, le divinità maschili rappresentate in trono sono significativamente divinità “sovrane”: Giove, il re degli dei, Apollo, il suo successore e, in un'unica serie, Plutone, re degli Inferi. Anche nel caso delle dee, appare forte il nesso con il potere e la regalità: Giunone, regina per antonomasia, Cerere, dea madre, Cybele, magna mater, Venere, dea regale sulla scia del prototipo di origine orientale Ishtar-Astarte ed anche intesa come Genetrix, Vesta, quale custode del focolare, quindi delle radici e infine Minerva, in origine dea poliade (Athena), di conseguenza strettamente legata al suo territorio. Ancora più articolato è il panorama costituito dal raggruppamento delle personificazioni: che sono nella quasi totalità femminili - con le eccezioni di un Genius e del Saeculum Frugiferum - . Si tratta quasi sempre di virtutes, considerate come valori da mettere in relazione all’Imperatore, quasi fossero delle proiezioni delle sue qualità, oppure obiettivi da perseguire o già raggiunti per il bene dell’Impero. Nel rapporto duale che si crea fra l’Imperatore e la personificazione femminile - a volte ambiguamente identificabile con l’Augusta - è verosimile intravedere un ideale rapporto di coppia, in una sorta di ierogamia ancora più tangibile nel caso delle personificazioni della tarda età imperiale di Roma e Costantinopoli, rappresentanti la collettività. Il quadro generale cambia del tutto con Costantino, la prima figura di Imperatore in carica rappresentata su trono, iconografia che neanche Augusto aveva adottato, essendo il trono troppo legato al potere autocratico. Significativo è anche il fatto che nello stesso momento cessa l’uso della raffigurazione delle personificazioni in trono, come se egli avesse voluto accentrare su di sé tutto ciò che prima veniva espresso per mezzo delle personificazioni, che diventano dunque obsolete in un impero “cristianizzato”, in cui l’Imperatore sta sullo stesso piano di Dio, e pertanto non ha più bisogno di tramiti nel suo rapporto col potere che diventa diretto e contemporaneamente raccoglie su di sé le qualità morali e le aspirazioni di benessere un tempo rappresentate dalle personificazioni, diventando egli stesso SALVS ET SPES REI PVBLICAE.
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