All’interno di una serie di esempi sulle politiche monetali messe in atto dalle poleis o dai leader siciliani fra il V e il III sec. a.C., è stata analizzata la distribuzione sul territorio della moneta di bronzo, spesso rinvenuta anche a notevole distanza dal centro di coniazione, in contrasto con la communis opinio che ha da sempre considerato la valuta bronzea come la moneta locale destinata alle transazioni interne. Lo spostamento di valuta, anche al di là dei confini “politici”, potrebbe essere motivato dalla generalizzata necessità di avvalersi di tutto il numerario che il mercato monetario poteva offrire, soprattutto in luoghi per esempio a vocazione agricola o situati in posizione strategica a controllo del territorio, verosimilmente sede di stanziamenti di truppe, o centri costieri, aspetti che potevano far convergere in quelle determinate zone vari interessi e quindi moneta divisionale bronzea, necessaria per le transazioni quotidiane, spesso veicolata dai militari in transito sul territorio che l’avevano ricevuta a integrazione o anticipo della paga finale. Le modalità di dispersione della moneta in Sicilia fanno escludere la possibilità di un fenomeno di “diffusione” delle emissioni, che sottintenderebbe un movimento regolare e senza soluzione di continuità tra territori contigui. In realtà, invece, lo spostamento del denaro è strettamente dipendente dai movimenti del possessore, anche se ovviamente, dopo il momento dell’emissione si innesca – automaticamente - un fenomeno di circolazione che fa muovere - per i più disparati motivi e nelle direzioni più diverse - le monete che permangono in corso legale. In generale grazie ad uno studio diacronico sulle testimonianze della circolazione monetale si nota un riproporsi di situazioni che presentano analogie nonostante si tratti di periodi diversi, dei patterns che si ripetono ogni qualvolta la situazione politica presenti delle caratteristiche simili (potere accentrato dei tiranni o sovrani siracusani, situazione di costante conflitto con la parte punica, necessità di corrispondere moneta spicciola agli eserciti che si muovono sul territorio per le esigenze dell’approvvigionamento quotidiano - “sitaresion”-). Sembra dunque che la destinazione della moneta bronzea, funzionalizzata di volta in volta a particolari pagamenti - come evidenziato dall’episodicità delle coniazioni -, sia strettamente legata alla politica dei centri egemoni e soprattutto agli aspetti militari di essa, senza escludere le scelte legate al controllo e alla produttività del territorio.

Dinamiche economiche in Sicilia fra guerra e controllo del territorio

CASTRIZIO, Eligio Daniele;PUGLISI, Mariangela
2006

Abstract

All’interno di una serie di esempi sulle politiche monetali messe in atto dalle poleis o dai leader siciliani fra il V e il III sec. a.C., è stata analizzata la distribuzione sul territorio della moneta di bronzo, spesso rinvenuta anche a notevole distanza dal centro di coniazione, in contrasto con la communis opinio che ha da sempre considerato la valuta bronzea come la moneta locale destinata alle transazioni interne. Lo spostamento di valuta, anche al di là dei confini “politici”, potrebbe essere motivato dalla generalizzata necessità di avvalersi di tutto il numerario che il mercato monetario poteva offrire, soprattutto in luoghi per esempio a vocazione agricola o situati in posizione strategica a controllo del territorio, verosimilmente sede di stanziamenti di truppe, o centri costieri, aspetti che potevano far convergere in quelle determinate zone vari interessi e quindi moneta divisionale bronzea, necessaria per le transazioni quotidiane, spesso veicolata dai militari in transito sul territorio che l’avevano ricevuta a integrazione o anticipo della paga finale. Le modalità di dispersione della moneta in Sicilia fanno escludere la possibilità di un fenomeno di “diffusione” delle emissioni, che sottintenderebbe un movimento regolare e senza soluzione di continuità tra territori contigui. In realtà, invece, lo spostamento del denaro è strettamente dipendente dai movimenti del possessore, anche se ovviamente, dopo il momento dell’emissione si innesca – automaticamente - un fenomeno di circolazione che fa muovere - per i più disparati motivi e nelle direzioni più diverse - le monete che permangono in corso legale. In generale grazie ad uno studio diacronico sulle testimonianze della circolazione monetale si nota un riproporsi di situazioni che presentano analogie nonostante si tratti di periodi diversi, dei patterns che si ripetono ogni qualvolta la situazione politica presenti delle caratteristiche simili (potere accentrato dei tiranni o sovrani siracusani, situazione di costante conflitto con la parte punica, necessità di corrispondere moneta spicciola agli eserciti che si muovono sul territorio per le esigenze dell’approvvigionamento quotidiano - “sitaresion”-). Sembra dunque che la destinazione della moneta bronzea, funzionalizzata di volta in volta a particolari pagamenti - come evidenziato dall’episodicità delle coniazioni -, sia strettamente legata alla politica dei centri egemoni e soprattutto agli aspetti militari di essa, senza escludere le scelte legate al controllo e alla produttività del territorio.
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