Nell’ambito delle ricerche sulle produzioni ceramiche del mondo greco-coloniale, un posto di particolare rilievo è occupato dalle anfore da trasporto, contenitori di beni di prima necessità e quindi importanti fossili-guida delle attività economiche delle comunità antiche. Per la corretta ricostruzione delle dinamiche degli scambi commerciali, è fondamentale la definizione della provenienza dei contenitori, che non sempre è possibile stabilire attraverso il solo esame morfo-tipologico del manufatto. Le più avanzate metodologie di indagine richiedono infatti un approccio multidisciplinare che, con il contributo delle analisi archeometriche, può isolare i caratteri distintivi delle singole fabbriche e localizzarle. In questo lavoro viene preso in esame uno dei tipi anforici più controversi dell’epoca arcaica e classica, quello detto “corinzio B”, oggetto di attenzione da parte degli studiosi da qualche decennio, soprattutto nella variante più antica della classificazione di C. Koehler. Molto diffusa nel bacino del Mediterraneo occidentale, ma attestata anche in Grecia, tale variante è stata in un primo momento attribuita a Corinto, poi assegnata anche a Corfù, nonché ad uno o più centri, non precisati, della Magna Grecia e della Sicilia. La nostra indagine ha preso le mosse da un gruppo di anfore “corinzie B” rinvenute negli scavi dell’antica città di Gela, una delle colonie greche di Sicilia più attive e vivaci sotto l’aspetto economico e commerciale. I campioni oggetto della ricerca sono stati selezionati in quanto rappresentativi di una classificazione operata sulla base dell’osservazione autoptica del corpo ceramico e sono stati sottoposti ad analisi sia mineralogico-petrografiche che chimico-fisiche. I risultati ottenuti sono stati poi confrontati con un gruppo di campioni ceramici di riferimento provenienti dagli scavi di Sibari e ritenuti di sicura produzione locale (laterizi, ceramica comune). Le conclusioni scaturite dalla ricerca, che segnano una tappa significativa nella conoscenza dell’origine e delle dinamiche di produzione del tipo anforico in questione, hanno permesso di distinguere in primo luogo un’area di fabbricazione nell’attuale Calabria ionica, che probabilmente è da localizzare nel territorio di Sibari per confronto con i campioni di riferimento di provenienza sibarita ed anche sulla base delle notizie fornite dalle fonti storiche riguardo la produzione a Sibari di un famoso vino destinato anche all’esportazione; in secondo luogo, hanno consentito di individuare un’altra area di fabbricazione in territorio greco, con caratteristiche del tutto simili a quelle attribuite in letteratura a Corfù e a Corinto.

Archaeometric analyses on 'Corinthian B' transport amphorae found at Gela (Sicily, Italy)

CRUPI, Vincenza;LONGO, FRANCESCA;MAJOLINO, Domenico;SPAGNOLO, Grazia Vera Maria
2004

Abstract

Nell’ambito delle ricerche sulle produzioni ceramiche del mondo greco-coloniale, un posto di particolare rilievo è occupato dalle anfore da trasporto, contenitori di beni di prima necessità e quindi importanti fossili-guida delle attività economiche delle comunità antiche. Per la corretta ricostruzione delle dinamiche degli scambi commerciali, è fondamentale la definizione della provenienza dei contenitori, che non sempre è possibile stabilire attraverso il solo esame morfo-tipologico del manufatto. Le più avanzate metodologie di indagine richiedono infatti un approccio multidisciplinare che, con il contributo delle analisi archeometriche, può isolare i caratteri distintivi delle singole fabbriche e localizzarle. In questo lavoro viene preso in esame uno dei tipi anforici più controversi dell’epoca arcaica e classica, quello detto “corinzio B”, oggetto di attenzione da parte degli studiosi da qualche decennio, soprattutto nella variante più antica della classificazione di C. Koehler. Molto diffusa nel bacino del Mediterraneo occidentale, ma attestata anche in Grecia, tale variante è stata in un primo momento attribuita a Corinto, poi assegnata anche a Corfù, nonché ad uno o più centri, non precisati, della Magna Grecia e della Sicilia. La nostra indagine ha preso le mosse da un gruppo di anfore “corinzie B” rinvenute negli scavi dell’antica città di Gela, una delle colonie greche di Sicilia più attive e vivaci sotto l’aspetto economico e commerciale. I campioni oggetto della ricerca sono stati selezionati in quanto rappresentativi di una classificazione operata sulla base dell’osservazione autoptica del corpo ceramico e sono stati sottoposti ad analisi sia mineralogico-petrografiche che chimico-fisiche. I risultati ottenuti sono stati poi confrontati con un gruppo di campioni ceramici di riferimento provenienti dagli scavi di Sibari e ritenuti di sicura produzione locale (laterizi, ceramica comune). Le conclusioni scaturite dalla ricerca, che segnano una tappa significativa nella conoscenza dell’origine e delle dinamiche di produzione del tipo anforico in questione, hanno permesso di distinguere in primo luogo un’area di fabbricazione nell’attuale Calabria ionica, che probabilmente è da localizzare nel territorio di Sibari per confronto con i campioni di riferimento di provenienza sibarita ed anche sulla base delle notizie fornite dalle fonti storiche riguardo la produzione a Sibari di un famoso vino destinato anche all’esportazione; in secondo luogo, hanno consentito di individuare un’altra area di fabbricazione in territorio greco, con caratteristiche del tutto simili a quelle attribuite in letteratura a Corfù e a Corinto.
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