La frequenza dei disturbi cognitivi nei pazienti affetti da Sclerosi Multipla (SM) clinicamente definita varia dal 30 al 70%. La fisiopatologia del deficit neuropsicologico appare ancora non ben definita. Negli ultimi 15 anni sono stati condotti diversi studi di correlazione tra dati RMN e danno cognitivo nella SM ma i risultati sono controversi anche in relazione all’utilizzo inizialmente di metodi di misura non quantitativi per la RMN. Lo studio si propone di valutare le correlazioni tra atrofia cerebrale, carico lesionale e danno cognitivo e stabilire eventuali correlazioni specifiche tra localizzazioni di lesioni e pattern specifici di deficit cognitivo. Il campione comprende 25 pazienti affetti da SM-RR, bassa disabilità (EDSS <2), breve durata di malattia (<24 mesi), senza alterazioni del tono dell’umore (Beck Depression Inventory: <14), in fase clinica stabile da almeno 3 mesi ed in terapia con interferone beta 1a . I pazienti sono stati sottoposti, nello stesso giorno ad una valutazione estensiva neuropsicologica ed ad RMN convenzionale dell’encefalo. I test neuropsicologici utilizzati sono stati: 16 parole non correlate semanticamente e span verbale per la memoria verbale; Figura complessa di Rey e span spaziale per la memoria visiva; fluidità verbale (FV) fonologica per il linguaggio; il Benton test per la percezione visuo-spaziale, Matrici Progressive colorate di Raven (PM47) per la valutazione del ragionamento logico-astratto; il test Associazione Simboli Numeri (ASN) per l’attenzione e velocità di elaborazione dell’informazione; Winsconsin Card Sorting Test (WCST) per le funzioni esecutive. Lo studio di RMN è stato effettuato a 1,5 Tesla. Il protocollo RMN prevedeva anche l’acquisizione di sequenze T1-pesate dopo somministrazione di gadolinio. Le immagini sono state valutate, in maniera random e in cieco, da un unico operatore per calcolare il volume lesionale totale (LL) nelle sequenze T1- e T2-pesate ed il volume cerebrale totale nelle sequenze T1-pesate. La misura del carico lesionale totale è stata effettuata mediante un software dedicato (Jim 3.0), mentre per la misurazione del volume cerebrale totale è stato usato il software SIENAX. Le correlazioni tra aspetti clinici , neuropsicologici e di neuroimmaging sono state valutate attraverso lo Spearman Rank Correlation Coefficient.Le differenze tra i due gruppi di pazienti (con deficit cognitivi e senza deficit cognitivi) sono state studiate con il t-test di Student’s per i dati parametrici e con il Mann-Whitney test per i dati non parametrici. Dai nostri dati è emerso che l’atrofia cerebrale, presente anche negli stadi iniziali di malattia, sembra essere meglio associata alla morbidità neuropsicologica rispetto al carico lesionale. Il gruppo dei pazienti con test cognitivi alterati presenta infatti una significativa riduzione del volume della sostanza bianca totale e del volume cerebrale totale. Il nostro studio conferma l’ipotesi che le lesioni della sostanza bianca strettamente collegate con la componente infiammatoria della SM non siano le uniche responsabili della compromissione cognitiva.

Atrofia cerebrale, carico lesionale e profilo cognitivo in pazienti affetti da Sclerosi Multipla R-R in fase iniziale.

BARADELLO, Alice;DATTOLA, VINCENZO;DATTOLA, Roberto
2007-01-01

Abstract

La frequenza dei disturbi cognitivi nei pazienti affetti da Sclerosi Multipla (SM) clinicamente definita varia dal 30 al 70%. La fisiopatologia del deficit neuropsicologico appare ancora non ben definita. Negli ultimi 15 anni sono stati condotti diversi studi di correlazione tra dati RMN e danno cognitivo nella SM ma i risultati sono controversi anche in relazione all’utilizzo inizialmente di metodi di misura non quantitativi per la RMN. Lo studio si propone di valutare le correlazioni tra atrofia cerebrale, carico lesionale e danno cognitivo e stabilire eventuali correlazioni specifiche tra localizzazioni di lesioni e pattern specifici di deficit cognitivo. Il campione comprende 25 pazienti affetti da SM-RR, bassa disabilità (EDSS <2), breve durata di malattia (<24 mesi), senza alterazioni del tono dell’umore (Beck Depression Inventory: <14), in fase clinica stabile da almeno 3 mesi ed in terapia con interferone beta 1a . I pazienti sono stati sottoposti, nello stesso giorno ad una valutazione estensiva neuropsicologica ed ad RMN convenzionale dell’encefalo. I test neuropsicologici utilizzati sono stati: 16 parole non correlate semanticamente e span verbale per la memoria verbale; Figura complessa di Rey e span spaziale per la memoria visiva; fluidità verbale (FV) fonologica per il linguaggio; il Benton test per la percezione visuo-spaziale, Matrici Progressive colorate di Raven (PM47) per la valutazione del ragionamento logico-astratto; il test Associazione Simboli Numeri (ASN) per l’attenzione e velocità di elaborazione dell’informazione; Winsconsin Card Sorting Test (WCST) per le funzioni esecutive. Lo studio di RMN è stato effettuato a 1,5 Tesla. Il protocollo RMN prevedeva anche l’acquisizione di sequenze T1-pesate dopo somministrazione di gadolinio. Le immagini sono state valutate, in maniera random e in cieco, da un unico operatore per calcolare il volume lesionale totale (LL) nelle sequenze T1- e T2-pesate ed il volume cerebrale totale nelle sequenze T1-pesate. La misura del carico lesionale totale è stata effettuata mediante un software dedicato (Jim 3.0), mentre per la misurazione del volume cerebrale totale è stato usato il software SIENAX. Le correlazioni tra aspetti clinici , neuropsicologici e di neuroimmaging sono state valutate attraverso lo Spearman Rank Correlation Coefficient.Le differenze tra i due gruppi di pazienti (con deficit cognitivi e senza deficit cognitivi) sono state studiate con il t-test di Student’s per i dati parametrici e con il Mann-Whitney test per i dati non parametrici. Dai nostri dati è emerso che l’atrofia cerebrale, presente anche negli stadi iniziali di malattia, sembra essere meglio associata alla morbidità neuropsicologica rispetto al carico lesionale. Il gruppo dei pazienti con test cognitivi alterati presenta infatti una significativa riduzione del volume della sostanza bianca totale e del volume cerebrale totale. Il nostro studio conferma l’ipotesi che le lesioni della sostanza bianca strettamente collegate con la componente infiammatoria della SM non siano le uniche responsabili della compromissione cognitiva.
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