E’ una serrata analisi dell’edizione del I volume dell’Africa di Petrarca pubblicata a cura di Pierre Laurens per Les Belles Lettres (Parigi 2006), che al tempo stesso mette a fuoco un’ampia serie di problemi e di riflessioni preliminari a una nuova edizione critica del poema petrarchesco. Il contributo dimostra come il lavoro di Laurens sia in ultima analisi un’edizione semidiplomatica mescidata, costruita senza alcuna consapevolezza delle dinamiche della tradizione petrarchesca, priva perciò di solide fondamenta filologiche. Alla programmatica dichiarazione dello studioso francese di basare il testo sul solo ms. laurenziano Acquisti e Doni 441, un apografo che restituisce il lavorio redazionale del Petrarca messo in luce per la prima volta da Vincenzo Fera, corrisponde in realtà un’operazione priva di coerenza e di rigore metodologico, che assorbe tacitamente anche lezioni e congetture proprie delle edizioni a stampa. Nell’apparato critico confluiscono senza distinzione postille petrarchesche e note di antichi lettori, e il commento è infittito di osservazioni prosodico-metriche e linguistiche, nonché di chiarificazioni storico-culturali: nell’uno e nell’altro caso i materiali sono molto spesso prelevati in modo tacito da precedenti lavori di Fera. Anche la traduzione in francese che affianca il testo latino si rivela frutto di un’operazione dubbia: pur approdando a raffinate soluzioni stilistiche, è fondata non sul testo approntato dallo stesso Laurens bensì sull’edizione a cura di N. Festa del 1926.

L'Affrica di Pierre Laurens

FERA, Vincenzo
2008

Abstract

E’ una serrata analisi dell’edizione del I volume dell’Africa di Petrarca pubblicata a cura di Pierre Laurens per Les Belles Lettres (Parigi 2006), che al tempo stesso mette a fuoco un’ampia serie di problemi e di riflessioni preliminari a una nuova edizione critica del poema petrarchesco. Il contributo dimostra come il lavoro di Laurens sia in ultima analisi un’edizione semidiplomatica mescidata, costruita senza alcuna consapevolezza delle dinamiche della tradizione petrarchesca, priva perciò di solide fondamenta filologiche. Alla programmatica dichiarazione dello studioso francese di basare il testo sul solo ms. laurenziano Acquisti e Doni 441, un apografo che restituisce il lavorio redazionale del Petrarca messo in luce per la prima volta da Vincenzo Fera, corrisponde in realtà un’operazione priva di coerenza e di rigore metodologico, che assorbe tacitamente anche lezioni e congetture proprie delle edizioni a stampa. Nell’apparato critico confluiscono senza distinzione postille petrarchesche e note di antichi lettori, e il commento è infittito di osservazioni prosodico-metriche e linguistiche, nonché di chiarificazioni storico-culturali: nell’uno e nell’altro caso i materiali sono molto spesso prelevati in modo tacito da precedenti lavori di Fera. Anche la traduzione in francese che affianca il testo latino si rivela frutto di un’operazione dubbia: pur approdando a raffinate soluzioni stilistiche, è fondata non sul testo approntato dallo stesso Laurens bensì sull’edizione a cura di N. Festa del 1926.
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