Questo scritto affronta da una prospettiva insieme etnografica e storiografica il costituirsi”, nella Sicilia contemporanea (1860-1910), di una linea di demarcazione etica, estetica e intellettuale tra sfera “religiosa” e sfera “politica”. Il saggio prende spunto da un evento di violenza, insieme politica e religiosa, accaduto in un paese della Sicilia sud-orientale nel 1869 e dai modi in cui esso viene rappresentato in diverse fonti dell’epoca. L’analisi di queste rappresentazioni svela l’esistenza di vari registri di dicibilità/indicibilità del nesso violenza/devozione/politica. Si passa quindi a comparare simili rappresentazioni con quelle fornite, qualche decennio più tardi, da alcuni noti intellettuali (Verga, Capuana, Pitrè). Le strategie retoriche da costoro adoperate (la patologizzazione messa in atto da Pitré e l’esotizzazione, naturalistica o passionale di Verga e Capuana) appaiono parte di una poetica sociale volta a creare, nella scena politico culturale nazionale, un distanziamento tra intellettuali siciliani e “popolo” e a conservare agli stessi un ruolo attivo di mediazione politica, negli scenari locali e in quello regionale. In questa congiuntura intellettuale e politica prendono forma nozioni come “guerra di santi” o “gare religiose” che fisseranno con il tempo una linea di demarcazione tra “economie morali” oramai ufficialmente diverse. This paper deals, from an historical and ethnographic perspective, with the process of constructing an ethical, aesthetic and intellectual demarcation between "religious" and “political” domain in contemporary Sicily (1860-1910). The essay is inspired by an event of political and religious violence which took place in a south-eastern Sicilian town in 1869, and by the ways in which it is represented in several contemporary sources. The analysis of these representations reveals the existence of different registers of speaking / unspeaking about the link among violence / devotion / politics. It then goes on to compare similar local representations with those produced by some well-known Italian and Sicilian intellectuals (Verga, Capuana Pitré), a few decades later. The rhetorical strategies used by these men (the pathologization of the link by Pitré and its exoticisation, naturalistic or passionate, realised respectively by Verga and Capuana) are part of a social poetic aimed at creating, in the cultural and political national scenario, a distance between Sicilian intellectuals and Sicilian "people", and at the same time (aimed) at keeping to themselves an active role of political mediation, in local and regional scenarios. It is exactly in this intellectual and political context that expressions like “war of the saints” and "religious struggles", which in a few decades will set a demarcation line between "moral economies" to day perceived as officially different, were forged.

Guerra di santi

PALUMBO, Berardino
2009

Abstract

Questo scritto affronta da una prospettiva insieme etnografica e storiografica il costituirsi”, nella Sicilia contemporanea (1860-1910), di una linea di demarcazione etica, estetica e intellettuale tra sfera “religiosa” e sfera “politica”. Il saggio prende spunto da un evento di violenza, insieme politica e religiosa, accaduto in un paese della Sicilia sud-orientale nel 1869 e dai modi in cui esso viene rappresentato in diverse fonti dell’epoca. L’analisi di queste rappresentazioni svela l’esistenza di vari registri di dicibilità/indicibilità del nesso violenza/devozione/politica. Si passa quindi a comparare simili rappresentazioni con quelle fornite, qualche decennio più tardi, da alcuni noti intellettuali (Verga, Capuana, Pitrè). Le strategie retoriche da costoro adoperate (la patologizzazione messa in atto da Pitré e l’esotizzazione, naturalistica o passionale di Verga e Capuana) appaiono parte di una poetica sociale volta a creare, nella scena politico culturale nazionale, un distanziamento tra intellettuali siciliani e “popolo” e a conservare agli stessi un ruolo attivo di mediazione politica, negli scenari locali e in quello regionale. In questa congiuntura intellettuale e politica prendono forma nozioni come “guerra di santi” o “gare religiose” che fisseranno con il tempo una linea di demarcazione tra “economie morali” oramai ufficialmente diverse. This paper deals, from an historical and ethnographic perspective, with the process of constructing an ethical, aesthetic and intellectual demarcation between "religious" and “political” domain in contemporary Sicily (1860-1910). The essay is inspired by an event of political and religious violence which took place in a south-eastern Sicilian town in 1869, and by the ways in which it is represented in several contemporary sources. The analysis of these representations reveals the existence of different registers of speaking / unspeaking about the link among violence / devotion / politics. It then goes on to compare similar local representations with those produced by some well-known Italian and Sicilian intellectuals (Verga, Capuana Pitré), a few decades later. The rhetorical strategies used by these men (the pathologization of the link by Pitré and its exoticisation, naturalistic or passionate, realised respectively by Verga and Capuana) are part of a social poetic aimed at creating, in the cultural and political national scenario, a distance between Sicilian intellectuals and Sicilian "people", and at the same time (aimed) at keeping to themselves an active role of political mediation, in local and regional scenarios. It is exactly in this intellectual and political context that expressions like “war of the saints” and "religious struggles", which in a few decades will set a demarcation line between "moral economies" to day perceived as officially different, were forged.
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