Quaranta anni fa partiva una grande offensiva sindacale nelle fabbriche, inaugurando una stagione di forti conflitti sociali. Fiat e Pirelli avevano appena fatto scattare la sospensione di migliaia di operai dei loro stabilimenti per contrastare l'ondata di scioperi per il rinnovo dei contratti dei chimici e dei metalmeccanici. Erano le prime fasi di una mobilitazione che avrebbe coinvolto cinque milioni di lavoratori che rivendicavano più salari, più dignità e più diritti e che trovarono per la prima volta al loro fianco studenti, impiegati, e ampi settori dei ceti borghesi e intellettuali. Una scossa che avrebbe messo a dura prova un Paese che ancora coltivava il sogno del boom economico senza essersi accorto di quel che era cambiato attorno alle catene di montaggio dell’industria fordista e al fenomeno dell’emigrazione di massa dalle campagne del nostro Mezzogiorno verso le grandi metropoli industriali del Nord. L'autunno caldo, con l'affermazione del protagonismo sindacale e dei lavoratori e il netto ribaltamento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro nel Paese, ha prodotto conseguenze importanti anche nel nostro sistema giuslavoristico. Il passaggio dagli anni '60 ai '70 segna l'inizio della fase cosiddetta "garantista- promozionale" del diritto del lavoro, in cui sul piano dei rapporti collettivi viene estrapolato il principio di libertà di organizzazione sindacale dal primo comma dell'art. 39 della Costituzione, "per farne la base portante di una promozione senza regolamentazione di un interlocutore sindacale elevato a co-protagonista della stessa tutela individuale". Veniva così, superata definitivamente quella "incapacità del costituente di rinunziare agli schemi che avevano caratterizzato l'esperienza sindacale fascista se non per spogliarli del loro carattere autoritario, ossia la sua incapacità di ripensare il problema in termini radicalmente nuovi".

L'Autunno caldo sindacale e il diritto del lavoro in Italia

BALLISTRERI, Gandolfo Maurizio
2010-01-01

Abstract

Quaranta anni fa partiva una grande offensiva sindacale nelle fabbriche, inaugurando una stagione di forti conflitti sociali. Fiat e Pirelli avevano appena fatto scattare la sospensione di migliaia di operai dei loro stabilimenti per contrastare l'ondata di scioperi per il rinnovo dei contratti dei chimici e dei metalmeccanici. Erano le prime fasi di una mobilitazione che avrebbe coinvolto cinque milioni di lavoratori che rivendicavano più salari, più dignità e più diritti e che trovarono per la prima volta al loro fianco studenti, impiegati, e ampi settori dei ceti borghesi e intellettuali. Una scossa che avrebbe messo a dura prova un Paese che ancora coltivava il sogno del boom economico senza essersi accorto di quel che era cambiato attorno alle catene di montaggio dell’industria fordista e al fenomeno dell’emigrazione di massa dalle campagne del nostro Mezzogiorno verso le grandi metropoli industriali del Nord. L'autunno caldo, con l'affermazione del protagonismo sindacale e dei lavoratori e il netto ribaltamento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro nel Paese, ha prodotto conseguenze importanti anche nel nostro sistema giuslavoristico. Il passaggio dagli anni '60 ai '70 segna l'inizio della fase cosiddetta "garantista- promozionale" del diritto del lavoro, in cui sul piano dei rapporti collettivi viene estrapolato il principio di libertà di organizzazione sindacale dal primo comma dell'art. 39 della Costituzione, "per farne la base portante di una promozione senza regolamentazione di un interlocutore sindacale elevato a co-protagonista della stessa tutela individuale". Veniva così, superata definitivamente quella "incapacità del costituente di rinunziare agli schemi che avevano caratterizzato l'esperienza sindacale fascista se non per spogliarli del loro carattere autoritario, ossia la sua incapacità di ripensare il problema in termini radicalmente nuovi".
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