Il saggio esamina la controversa relazione fra il simbolismo religioso nei luoghi pubblici e il paradigma dello Stato secolare, sempre più spesso espressivo dell’inadeguatezza di un modello relazionale fra Stato e Confessioni fondato sulla privatizzazione dell’esperienza religiosa di fronte alle ri-emergenti istanze confessionali di partecipazione nella sfera pubblica. Con peculiare riguardo al contesto statunitense vengono esaminati i più recenti e contraddittori orientamenti giurisprudenziali, volti a legittimare solo selettive forme di simbolismo religioso: da un lato l’avocazione a sé da parte del soggetto pubblico della responsabilità del messaggio simbolico, rinnegandone però la componente confessionale ; dall’altro, il tentativo (da parte dello stesso soggetto) di svellere da sé la paternità dello stesso simbolo, trasferendola nell’ambito del libero dispiegarsi dell’autonomia privata con un sempre più problematico. L’analisi rivela come in una società multiculturale, ove emerge l’esigenza di una riconfigurazione dello spazio pubblico devoluto al libero scambio di idee ed opinioni si rende necessario un processo di ripensamento dei canoni tradizionali relativi al riconoscimento della libertà di espressione, pure in forma simbolica, degli individui e delle formazioni sociali su un piano di parità, enfatizzando il ruolo della sfera pubblica quale « spazio della presenza ».

"Pubblicizzazione" e "privatizzazione" dei simboli di appartenenza confessionale negli U.S.A.: ultimo baluardo della religione civile o ripensamento delle regole della neutralità?

MADERA, Adelaide
2010

Abstract

Il saggio esamina la controversa relazione fra il simbolismo religioso nei luoghi pubblici e il paradigma dello Stato secolare, sempre più spesso espressivo dell’inadeguatezza di un modello relazionale fra Stato e Confessioni fondato sulla privatizzazione dell’esperienza religiosa di fronte alle ri-emergenti istanze confessionali di partecipazione nella sfera pubblica. Con peculiare riguardo al contesto statunitense vengono esaminati i più recenti e contraddittori orientamenti giurisprudenziali, volti a legittimare solo selettive forme di simbolismo religioso: da un lato l’avocazione a sé da parte del soggetto pubblico della responsabilità del messaggio simbolico, rinnegandone però la componente confessionale ; dall’altro, il tentativo (da parte dello stesso soggetto) di svellere da sé la paternità dello stesso simbolo, trasferendola nell’ambito del libero dispiegarsi dell’autonomia privata con un sempre più problematico. L’analisi rivela come in una società multiculturale, ove emerge l’esigenza di una riconfigurazione dello spazio pubblico devoluto al libero scambio di idee ed opinioni si rende necessario un processo di ripensamento dei canoni tradizionali relativi al riconoscimento della libertà di espressione, pure in forma simbolica, degli individui e delle formazioni sociali su un piano di parità, enfatizzando il ruolo della sfera pubblica quale « spazio della presenza ».
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