L’autrice si è soffermata su un personaggio della cui (presunta?) esistenza siamo informati da Dione Cassio, che avrebbe messo sotto scacco per due anni l’Italia meridionale con una banda di 600 sostenitori sotto l’impero di Settimio Severo, e le cui caratteristiche sembrano riflettere quelle del “bandito gentiluomo”, secondo le linee guida indicate dalle analisi di Hobsbawm: inafferabile, imprendibile, astuto, capace di controllare il territorio con una rete di informatori, estremamente prodigo, beffardo. Bulla è stato interpretato come emblema, rappresentante dell’altra faccia della medaglia del potere, ma potrebbe anche essere stato lo strumento attraverso il quale lo storico senatore del III secolo d.C. denunziava quelle scelte di politica economica di Settimio Severo che si allontanavano dal solco dei “buoni imperatori” antonini, in un processo di burocratizzazione e nella prospettiva di cambiamenti radicali anche dal punto di vista militare, che Dione e la classe sociale a cui apparteneva non condividevano, anzi disapprovavano apertamente.

Megalodoria e sophia di Bulla Felix

CALIRI, Elena
2009

Abstract

L’autrice si è soffermata su un personaggio della cui (presunta?) esistenza siamo informati da Dione Cassio, che avrebbe messo sotto scacco per due anni l’Italia meridionale con una banda di 600 sostenitori sotto l’impero di Settimio Severo, e le cui caratteristiche sembrano riflettere quelle del “bandito gentiluomo”, secondo le linee guida indicate dalle analisi di Hobsbawm: inafferabile, imprendibile, astuto, capace di controllare il territorio con una rete di informatori, estremamente prodigo, beffardo. Bulla è stato interpretato come emblema, rappresentante dell’altra faccia della medaglia del potere, ma potrebbe anche essere stato lo strumento attraverso il quale lo storico senatore del III secolo d.C. denunziava quelle scelte di politica economica di Settimio Severo che si allontanavano dal solco dei “buoni imperatori” antonini, in un processo di burocratizzazione e nella prospettiva di cambiamenti radicali anche dal punto di vista militare, che Dione e la classe sociale a cui apparteneva non condividevano, anzi disapprovavano apertamente.
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