L’intesa tra Confindustria e sindacali ha rafforzato la struttura del sistema contrattuale italiano fondato su due livelli, nazionale e aziendale, con gli accordi interconfederali a fare da cornice di regole per i soggetti stipulanti, nel solco della consolidata tradizione giuridica italiana in materia di relazioni sindacali, basata sul primato dell’autonomia collettiva rispetto alla legge, secondo lo schema dell’ “ordinamento intersindacale”. Con questo accordo, in materia di rappresentatività anche nel settore industriale verranno utilizzate regole simili a quelle della pubblica amministrazione: saranno stipulabili contratti aziendali se firmati dalla maggioranza dei componenti delle rappresentanze sindacali unitarie (rsu) ovvero approvati dalle rsa, rappresentanze sindacali aziendali (è il caso degli stabilimenti Fiat), afferenti alle organizzazioni dei lavoratori che abbiano la maggioranza delle deleghe. Saranno ammessi al tavolo delle trattative contrattuali quei sindacati che superino il 5% del totale dei lavoratori della categoria, attraverso un mix di voti riportati alle elezioni per le rsu e gli iscritti certificati dall’Inps e trasmessi al Cnel. Nell’ipotesi di dissenso di un sindacato rappresentativo o da parte di almeno il 30% dei lavoratori dell’azienda interessata, si procederà ad una consultazione, che sarà valida se vi parteciperà il 50% più uno degli aventi diritto, stesso quorum necessario per la validazione di un contratto. Si dovrebbero così, superare le criticità, anche di tipo legale, relative alla legittimazione e alla stipula di accordi sindacali in presenza di divisioni tra le sigle e alla certezza circa la effettiva rappresentatività delle organizzazioni che rappresentano i lavoratori. Criticità che si vuole superare, come indicato da parte di alcuni settori dottrinari, attraverso il riferimento al rinvio operato dal legislatore “a sindacati comparativamente più rappresentativi”, con una verifica comparativa finalizzata alla selezione di un sindacato (o di una coalizione) soltanto.

Nuove regole per contratti di lavoro e rappresentatività

BALLISTRERI, Gandolfo Maurizio
2011

Abstract

L’intesa tra Confindustria e sindacali ha rafforzato la struttura del sistema contrattuale italiano fondato su due livelli, nazionale e aziendale, con gli accordi interconfederali a fare da cornice di regole per i soggetti stipulanti, nel solco della consolidata tradizione giuridica italiana in materia di relazioni sindacali, basata sul primato dell’autonomia collettiva rispetto alla legge, secondo lo schema dell’ “ordinamento intersindacale”. Con questo accordo, in materia di rappresentatività anche nel settore industriale verranno utilizzate regole simili a quelle della pubblica amministrazione: saranno stipulabili contratti aziendali se firmati dalla maggioranza dei componenti delle rappresentanze sindacali unitarie (rsu) ovvero approvati dalle rsa, rappresentanze sindacali aziendali (è il caso degli stabilimenti Fiat), afferenti alle organizzazioni dei lavoratori che abbiano la maggioranza delle deleghe. Saranno ammessi al tavolo delle trattative contrattuali quei sindacati che superino il 5% del totale dei lavoratori della categoria, attraverso un mix di voti riportati alle elezioni per le rsu e gli iscritti certificati dall’Inps e trasmessi al Cnel. Nell’ipotesi di dissenso di un sindacato rappresentativo o da parte di almeno il 30% dei lavoratori dell’azienda interessata, si procederà ad una consultazione, che sarà valida se vi parteciperà il 50% più uno degli aventi diritto, stesso quorum necessario per la validazione di un contratto. Si dovrebbero così, superare le criticità, anche di tipo legale, relative alla legittimazione e alla stipula di accordi sindacali in presenza di divisioni tra le sigle e alla certezza circa la effettiva rappresentatività delle organizzazioni che rappresentano i lavoratori. Criticità che si vuole superare, come indicato da parte di alcuni settori dottrinari, attraverso il riferimento al rinvio operato dal legislatore “a sindacati comparativamente più rappresentativi”, con una verifica comparativa finalizzata alla selezione di un sindacato (o di una coalizione) soltanto.
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