Il saggio ricostruisce sinteticamente l’itinerario attraverso il quale T.G. Masaryk va elaborando, nel corso del ventennio che precede la Prima guerra mondiale, i contenuti della sua dottrina filosofica e politica intorno ai temi della democrazia e della questione nazionale. Il suo discorso, che in più di un’occasione riecheggia fortemente alcuni capisaldi del pensiero mazziniano, ha un valore sicuramente universale, ma va calato nella specifica situazione in cui si trova la Boemia nella fase crepuscolare dell’Impero asburgico: uno Stato da ormai diversi decenni dilaniato dalle spinte centrifughe delle diverse nazionalità che lo compongono e in cui, con la sola eccezione della componente magiara (Ausgleich del 1867), tutte le altre – e quelle slave in particolare – si sono viste negare il più delle volte da Vienna il riconoscimento delle autonomie politiche, amministrative e culturali richieste e, in sostanza, il rispetto pieno dei diritti storici che appartengono a ogni nazione. Attraverso l’analisi degli scritti e dei discorsi (del tutto inediti in Italia) del periodo in questione, emerge la figura di un pensatore ma anche di un uomo politico dalle qualità non comuni, capace di “risvegliare” nei suoi connazionali il senso di appartenenza a una nazione dalla forte identità culturale e religiosa, ma senza scivolare mai nel vecchio e deprecabile nazionalismo aprioristicamente antigermanico, e cercando invece di trovare un punto di equilibrio più avanzato tra le diverse nazionalità che possono pacificamente convivere in una società moderna e democratica. È, questo, il concetto masarykiano di umanità (Ideály humanitní).

Questione nazionale e democrazia negli scritti di Masaryk del periodo 1893-1918

FORNARO, Pasquale
2012

Abstract

Il saggio ricostruisce sinteticamente l’itinerario attraverso il quale T.G. Masaryk va elaborando, nel corso del ventennio che precede la Prima guerra mondiale, i contenuti della sua dottrina filosofica e politica intorno ai temi della democrazia e della questione nazionale. Il suo discorso, che in più di un’occasione riecheggia fortemente alcuni capisaldi del pensiero mazziniano, ha un valore sicuramente universale, ma va calato nella specifica situazione in cui si trova la Boemia nella fase crepuscolare dell’Impero asburgico: uno Stato da ormai diversi decenni dilaniato dalle spinte centrifughe delle diverse nazionalità che lo compongono e in cui, con la sola eccezione della componente magiara (Ausgleich del 1867), tutte le altre – e quelle slave in particolare – si sono viste negare il più delle volte da Vienna il riconoscimento delle autonomie politiche, amministrative e culturali richieste e, in sostanza, il rispetto pieno dei diritti storici che appartengono a ogni nazione. Attraverso l’analisi degli scritti e dei discorsi (del tutto inediti in Italia) del periodo in questione, emerge la figura di un pensatore ma anche di un uomo politico dalle qualità non comuni, capace di “risvegliare” nei suoi connazionali il senso di appartenenza a una nazione dalla forte identità culturale e religiosa, ma senza scivolare mai nel vecchio e deprecabile nazionalismo aprioristicamente antigermanico, e cercando invece di trovare un punto di equilibrio più avanzato tra le diverse nazionalità che possono pacificamente convivere in una società moderna e democratica. È, questo, il concetto masarykiano di umanità (Ideály humanitní).
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