Il presente lavoro si propone di abbozzare le linee di una possibile interpretazione del modello umano che emerge dal teatro di Marlowe, proponendo una breve rassegna delle figure dell’individualismo che in esso emergono. Tali figure, per come identificate, sono forme di un individualismo degenere («predatorio» in Tamerlano, «dottrinario» in Faustus, «crematistico» in Barabas, «politico-machiavellico» nei personaggi di "Edward II" e "The Massacre at Paris", «passionale» in Enea e Didone) – per lo più pleonessico, caratterizzato cioè da una insaziata brama di avere sempre di più – che, allo scopo di raggiungere obiettivi e benefici personali, spesso presentati come sovrapersonali, di valenza etico-religiosa o di interesse collettivo, impone, quasi ve ne fosse la necessità, una interpretazione puramente strumentale degli esseri umani o di buona parte di essi e il loro trattamento alla stregua di semplici oggetti naturali, facilmente manipolabili e sostituibili. Resta esclusa da questa casistica la figura, evidenziata nel poemetto "Hero and Leander", di un «individualismo emozionale» che, pur non rappresentando ancora la figura di un «individualismo etico», ne pone, tuttavia, le premesse, indicando nel successo della relazione amorosa condivisa una forma di «cooperazione emozionale equilibrata» nella quale ciascuno dei partecipanti, pur consentendo a soddisfare i bisogni emotivi dell’altro, a sua volta riesce a far vibrare armoniosamente in sé le corde del sentimento.

Figure dell'individualismo nel teatro di Christopher Marlowe

LAGANA', Massimo
2012-01-01

Abstract

Il presente lavoro si propone di abbozzare le linee di una possibile interpretazione del modello umano che emerge dal teatro di Marlowe, proponendo una breve rassegna delle figure dell’individualismo che in esso emergono. Tali figure, per come identificate, sono forme di un individualismo degenere («predatorio» in Tamerlano, «dottrinario» in Faustus, «crematistico» in Barabas, «politico-machiavellico» nei personaggi di "Edward II" e "The Massacre at Paris", «passionale» in Enea e Didone) – per lo più pleonessico, caratterizzato cioè da una insaziata brama di avere sempre di più – che, allo scopo di raggiungere obiettivi e benefici personali, spesso presentati come sovrapersonali, di valenza etico-religiosa o di interesse collettivo, impone, quasi ve ne fosse la necessità, una interpretazione puramente strumentale degli esseri umani o di buona parte di essi e il loro trattamento alla stregua di semplici oggetti naturali, facilmente manipolabili e sostituibili. Resta esclusa da questa casistica la figura, evidenziata nel poemetto "Hero and Leander", di un «individualismo emozionale» che, pur non rappresentando ancora la figura di un «individualismo etico», ne pone, tuttavia, le premesse, indicando nel successo della relazione amorosa condivisa una forma di «cooperazione emozionale equilibrata» nella quale ciascuno dei partecipanti, pur consentendo a soddisfare i bisogni emotivi dell’altro, a sua volta riesce a far vibrare armoniosamente in sé le corde del sentimento.
2012
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