Perché la Chiesa dopo aver negato fino alla Hexenbulle che il volo notturno sia reale, dismettendo il dato fondante dell’irrealtà della stregoneria, ne recepisce la credenza? La conquista della libertà da parte dell’uomo rinascimentale incontra due ostacoli, il regnum gratiae e il regnum naturae, ovvero la predestinazione divina e le ferree leggi naturali. I maghi del Rinascimento a fronte di una natura con la quale l’uomo, né da schiavo né da padrone, ha un rapporto dialettico, prospettano l’idea magica delle facoltà che la conoscenza delle sue leggi conferisce; il sapiente acquisterà l’onnipotenza, sapiens dominabitur astra. L’uomo, creatura bellissima, fatta a immagine di Dio, è un essere inquieto, mosso dalla volontà di conoscere; vuole creare, e partecipare così dell’opera del Demiurgo. La sua caduta è un fatto volontario, non una punizione divina; l’uomo pecca per brama di sapere e in quanto opera la scelta di affrancarsi dalla tutela del Padre. L’uomo-mago, capace di conquistare con la sapienza il dominio sul cosmo, è libero a fronte di una nuova concezione rinascimentale della natura: nel libro di Federico Martino quest’uomo è Cornelio Agrippa, il quale riteneva che chi dominava gli elementi e vinceva la natura diventasse cooperatore o emulo di Dio. La cultura tradizionale era una gabbia da spezzare…Aristotele era abbandonato per Platone, i neoplatonici e i testi ermetici: la Fisica era sostituita dalla cabala e dall’occulta filosofia. Ficino e Agrippa detronizzavano filosofi e medici del Medio Evo. Nello stesso tempo accade che la magia naturale, riservando a pochi eletti il possesso di un sapere esoterico, finiva col rafforzare la credenza nel demoniaco che le masse condividevano con i teologi.I giuristi avevano mostrato una certa capacità di resistenza alle dottrine inquisitoriali, tuttavia fiaccata dai teologi, i quali stavano intraprendendo una manovra di aggiramento del ius commune che poteva portare ad un radicale ridimensionamento dell’intera scientia iuris.La lotta per il diritto si conclude con una resa, poichè alla sfera del giuridico il moto è impresso dalle evoluzioni della dottrina ecclesiastica. Ormai legalità e regole vengono sacrificate «alla legittimità del potere ad alla necessità di reprimere il nuovo flagello dell’umanità» (Il volo notturno pp. 147-148). I giuristi, chiamati fin lì a raccogliere e verificare prove, che servono alla ragione, avevano respinto il fatto irrazionale negando il volo notturno. Adesso la loro scienza deve essere confinata al ruolo di «ancilla che prestava i propri servigi a una più alta padrona». Questo avviene mediante la criminalizzazione del dissenso: guai a chi osi teorizzare la preminenza di iura et rationes sulla teologia.La nascita della scienza sperimentale è l’unica novità concreta, è quel che rimane e lievita, e non sarà un caso che il movimento illuminista guarderà più alla scienza che alla filosofia: dovranno passare due secoli prima che un terzo stato diventi conscio della propria forza e del processo che sta attraversando, e si introducano una diversa nozione di sacro, una nuova rappresentazione del diritto, il riconoscimento del vincolo di diritto naturale con la libertà di coscienza e la realtà dell’individuo come parte della soggettività, e perché si verifichi l’irruzione di un carisma rivoluzionario che implichi la lotta. Ma quello di Agrippa è ancora un faticoso procedere, che «attraverso concessioni e limitazioni mostrava le difficoltà del giurista stretto tra i principi della sua scientia e la necessità di trovare un compromesso con le pulsioni repressive della Società in cui operava». Si scatena la più violenta reazione; i giuristi vengono incitati alla più strenua resistenza contro i fautori degli eretici.

Magia, Filosofia Occulta e Inquisizione. Il lato oscuro della modernità

ALIBRANDI, Rosamaria
2012

Abstract

Perché la Chiesa dopo aver negato fino alla Hexenbulle che il volo notturno sia reale, dismettendo il dato fondante dell’irrealtà della stregoneria, ne recepisce la credenza? La conquista della libertà da parte dell’uomo rinascimentale incontra due ostacoli, il regnum gratiae e il regnum naturae, ovvero la predestinazione divina e le ferree leggi naturali. I maghi del Rinascimento a fronte di una natura con la quale l’uomo, né da schiavo né da padrone, ha un rapporto dialettico, prospettano l’idea magica delle facoltà che la conoscenza delle sue leggi conferisce; il sapiente acquisterà l’onnipotenza, sapiens dominabitur astra. L’uomo, creatura bellissima, fatta a immagine di Dio, è un essere inquieto, mosso dalla volontà di conoscere; vuole creare, e partecipare così dell’opera del Demiurgo. La sua caduta è un fatto volontario, non una punizione divina; l’uomo pecca per brama di sapere e in quanto opera la scelta di affrancarsi dalla tutela del Padre. L’uomo-mago, capace di conquistare con la sapienza il dominio sul cosmo, è libero a fronte di una nuova concezione rinascimentale della natura: nel libro di Federico Martino quest’uomo è Cornelio Agrippa, il quale riteneva che chi dominava gli elementi e vinceva la natura diventasse cooperatore o emulo di Dio. La cultura tradizionale era una gabbia da spezzare…Aristotele era abbandonato per Platone, i neoplatonici e i testi ermetici: la Fisica era sostituita dalla cabala e dall’occulta filosofia. Ficino e Agrippa detronizzavano filosofi e medici del Medio Evo. Nello stesso tempo accade che la magia naturale, riservando a pochi eletti il possesso di un sapere esoterico, finiva col rafforzare la credenza nel demoniaco che le masse condividevano con i teologi.I giuristi avevano mostrato una certa capacità di resistenza alle dottrine inquisitoriali, tuttavia fiaccata dai teologi, i quali stavano intraprendendo una manovra di aggiramento del ius commune che poteva portare ad un radicale ridimensionamento dell’intera scientia iuris.La lotta per il diritto si conclude con una resa, poichè alla sfera del giuridico il moto è impresso dalle evoluzioni della dottrina ecclesiastica. Ormai legalità e regole vengono sacrificate «alla legittimità del potere ad alla necessità di reprimere il nuovo flagello dell’umanità» (Il volo notturno pp. 147-148). I giuristi, chiamati fin lì a raccogliere e verificare prove, che servono alla ragione, avevano respinto il fatto irrazionale negando il volo notturno. Adesso la loro scienza deve essere confinata al ruolo di «ancilla che prestava i propri servigi a una più alta padrona». Questo avviene mediante la criminalizzazione del dissenso: guai a chi osi teorizzare la preminenza di iura et rationes sulla teologia.La nascita della scienza sperimentale è l’unica novità concreta, è quel che rimane e lievita, e non sarà un caso che il movimento illuminista guarderà più alla scienza che alla filosofia: dovranno passare due secoli prima che un terzo stato diventi conscio della propria forza e del processo che sta attraversando, e si introducano una diversa nozione di sacro, una nuova rappresentazione del diritto, il riconoscimento del vincolo di diritto naturale con la libertà di coscienza e la realtà dell’individuo come parte della soggettività, e perché si verifichi l’irruzione di un carisma rivoluzionario che implichi la lotta. Ma quello di Agrippa è ancora un faticoso procedere, che «attraverso concessioni e limitazioni mostrava le difficoltà del giurista stretto tra i principi della sua scientia e la necessità di trovare un compromesso con le pulsioni repressive della Società in cui operava». Si scatena la più violenta reazione; i giuristi vengono incitati alla più strenua resistenza contro i fautori degli eretici.
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