Gli anni trascorsi in Messico furono fondamentali per la maturazione del pensiero di Martí. Questo periodo rappresentò l’inizio di un lungo percorso verso la generale comprensione della questione latinoamericana in relazione alla dicotomia America latina – America anglosassone. Il tema dell’identità americana costituì la chiave metodologica e teorica per spiegare la modernità nelle repubbliche latinoamericane ancora in costruzione. La complessità della definizione del modello identitario, nell’America latina, tipica degli intellettuali del secolo XIX - definizione per altro ricercata attraverso il ricorso a modelli della vecchia Europa - dimostrava un certo manicheismo che con evidenza si espresse nel tentativo di cancellare l’esperienza spagnola dalla quale le colonie provenivano. Nello stesso tempo risultava altrettanto complicato fornire una definizione dell’uomo latinoamericano a causa dell’impossibilità di individuare una visione uniforme adatta al soggetto. La spiegazione sta nel tentativo compiuto, almeno a livello teorico, dall’élite culturale, di dare un’identità collettiva ad un popolo che, per ragioni storiche, conviveva con fattori disunificanti come la razza, la classe e lo spazio. Se per Bolivar, infatti, l’americano era, essenzialmente, il “meticcio”; Bello Sarmiento e Alberdi lo individuavano nel “bianco”, aristocratico, colto e cittadino. Quest’ultima definizione, tra l’altro, era abbastanza elitaria e simile al modello proposto dai contemporanei europei. Questa minoranza “bianca” aveva, di fatto, sostituito gli spagnoli nell’amministrazione dei latifondi e nella direzione delle miniere e delle società mercantili, e si era trasformata in una élite cosmopolita che costituiva la base delle borghesie nazionali, le vere forze motrici delle repubbliche indipendenti. Il nero, l’indio, il meticcio, rappresentavano, quindi, gli altri sia dal punto di vista razziale che economico, visto che rimanevano fuori dai centri di potere, decisamente in mano alla nuova borghesia. Martí analizzò gli elementi distintivi del latinoamericano nel rapporto con l’Europa e gli Stati Uniti e colse quegli elementi che potevano trasformare la realtà di quella parte del continente in una unità.

I mondi indigeni nella modernità di José martì. Problematica e critica

CANNATARO, ITALIA MARIA
2013

Abstract

Gli anni trascorsi in Messico furono fondamentali per la maturazione del pensiero di Martí. Questo periodo rappresentò l’inizio di un lungo percorso verso la generale comprensione della questione latinoamericana in relazione alla dicotomia America latina – America anglosassone. Il tema dell’identità americana costituì la chiave metodologica e teorica per spiegare la modernità nelle repubbliche latinoamericane ancora in costruzione. La complessità della definizione del modello identitario, nell’America latina, tipica degli intellettuali del secolo XIX - definizione per altro ricercata attraverso il ricorso a modelli della vecchia Europa - dimostrava un certo manicheismo che con evidenza si espresse nel tentativo di cancellare l’esperienza spagnola dalla quale le colonie provenivano. Nello stesso tempo risultava altrettanto complicato fornire una definizione dell’uomo latinoamericano a causa dell’impossibilità di individuare una visione uniforme adatta al soggetto. La spiegazione sta nel tentativo compiuto, almeno a livello teorico, dall’élite culturale, di dare un’identità collettiva ad un popolo che, per ragioni storiche, conviveva con fattori disunificanti come la razza, la classe e lo spazio. Se per Bolivar, infatti, l’americano era, essenzialmente, il “meticcio”; Bello Sarmiento e Alberdi lo individuavano nel “bianco”, aristocratico, colto e cittadino. Quest’ultima definizione, tra l’altro, era abbastanza elitaria e simile al modello proposto dai contemporanei europei. Questa minoranza “bianca” aveva, di fatto, sostituito gli spagnoli nell’amministrazione dei latifondi e nella direzione delle miniere e delle società mercantili, e si era trasformata in una élite cosmopolita che costituiva la base delle borghesie nazionali, le vere forze motrici delle repubbliche indipendenti. Il nero, l’indio, il meticcio, rappresentavano, quindi, gli altri sia dal punto di vista razziale che economico, visto che rimanevano fuori dai centri di potere, decisamente in mano alla nuova borghesia. Martí analizzò gli elementi distintivi del latinoamericano nel rapporto con l’Europa e gli Stati Uniti e colse quegli elementi che potevano trasformare la realtà di quella parte del continente in una unità.
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