ABSTRACT. Il presente contributo può considerarsi un estratto e un’anticipazione di una più ampia ricerca che da tempo sto conducendo sul linguaggio delle telecronache calcistiche, un genere televisivo in forte espansione. Primo aspectu, la struttura linguistica della telecronaca appare fortemente condizionata dalle immagini. L'organizzazione sintattica della frase, difatti, tende necessariamente a svilupparsi attraverso la paratassi e la giustapposizione di brevi enunciati monoproposizionali, cui si associa un uso assai frequente dello stile nominale, nel tentativo di adeguarsi alla velocità e all'immediatezza delle azioni di gioco. Non mancano tuttavia tratti in cui é possibile riscontrare una stretta dipendenza - seppur non dichiarata - dalla scrittura anziché, come ci si aspetterebbe, dall'oralità. In tali enunciati di parlato-scritto si ravvisa pure un largo e continuo uso di varie figure retoriche. Per testi del genere vale l’espressione "oralità secondaria", coniata da Walter Ong, per riferirsi ad una nuova oralità, non spontanea come quella primaria, precedente alla scrittura, ma determinata e influenzata dall'uso della scrittura; ovvero un'oralità di ritorno che vuole essere consapevolmente informale per sfruttare al massimo grado l'efficacia comunicativa del parlato.

Appunti sul parlato delle telecronache calcistiche

CUSMANO, Giuseppe Salv.
2013

Abstract

ABSTRACT. Il presente contributo può considerarsi un estratto e un’anticipazione di una più ampia ricerca che da tempo sto conducendo sul linguaggio delle telecronache calcistiche, un genere televisivo in forte espansione. Primo aspectu, la struttura linguistica della telecronaca appare fortemente condizionata dalle immagini. L'organizzazione sintattica della frase, difatti, tende necessariamente a svilupparsi attraverso la paratassi e la giustapposizione di brevi enunciati monoproposizionali, cui si associa un uso assai frequente dello stile nominale, nel tentativo di adeguarsi alla velocità e all'immediatezza delle azioni di gioco. Non mancano tuttavia tratti in cui é possibile riscontrare una stretta dipendenza - seppur non dichiarata - dalla scrittura anziché, come ci si aspetterebbe, dall'oralità. In tali enunciati di parlato-scritto si ravvisa pure un largo e continuo uso di varie figure retoriche. Per testi del genere vale l’espressione "oralità secondaria", coniata da Walter Ong, per riferirsi ad una nuova oralità, non spontanea come quella primaria, precedente alla scrittura, ma determinata e influenzata dall'uso della scrittura; ovvero un'oralità di ritorno che vuole essere consapevolmente informale per sfruttare al massimo grado l'efficacia comunicativa del parlato.
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