La poesia del poeta kosovaro Eqrem Basha da cui questo saggio trae il titolo, denuncia un complesso politico, economico, ideologico per molti e contrastati aspetti centrale nella storia contemporanea dell’Albania e del Kosovo: quello delle armi, dei depositi, dei traffici, delle diffuse detenzioni illegali come dei veri e propri culti a esse connessi. Sullo sfondo dei grandi mutamenti che si sono avvicendati in Albania dall’indipendenza nazionale (1912), questo saggio proverà a mettere in primo piano la retorica delle armi così come essa è insorta ed è trattata in un fiorire letterario altrettanto rigoglioso, controverso, determinante nelle incessanti transizioni e riconfigurazioni del Paese. Sullo sfondo delle imprese sociopolitiche che ancor oggi confiderebbero in un’Albania-arsenale, il tentativo sarà quello di rintracciare un impiego narrativo delle armi che, in un quadro retorico unitario e di lunga durata sembra contemplare la feudale concezione del lignaggio armato (fis), il simbolismo romantico che affidò alla penna, alla memoria e alla spada il compito di costruire la nascente nazione, le idealizzazioni del piccone, del libro e del fucile avanzate dai partizan e dagli scrittori apostoli del regime socialista (1944-1991), le rivolte armate alle piramidi finanziarie (1997) come quelle agli armamenti stessi seguite allo scoppio dell’arsenale di Gërdec (2008) e alle più recenti lotte contro il piano di smaltimento delle armi chimiche siriane in Albania (2013). The poetry of the kosovar poet Eqrem Basha, from which it draws the title this essay, complaint a political, economic and ideological complex that, for many controversial aspects, is central in the contemporary history of Albania and Kosovo: the complex of weapons, deposits, traffics, of widespread illegal detenctions and the real related cults. Against the background of the great changes taken place in Albania from national indipendence (1912), this essay will try to point out the rhetoric of arms as it occurs and is treated in a literary flourish equally lush, controversial and crucial in incessant albanian transitions. Against the background of sociopolitical contracts which still would wish in an Albania-arsenal, the attempt will be to track down a narrative use of weapons that, in a rhetorical and permanent perspective seems to contemplate the feudal army conception of descent group (fis), the romantic symbolism that assigned to the pen, to the memory and the sword the task of building the rising nation, the idealizations of the pick, the book and the rifle supported by partizan and the writers apostles of socialist regime (1944-1991), the armed rebellions against financial pyramids (1997) as revolts against those some armaments after the explosion of the arsenal of Gërdec (2008) and the most recent struggles against the transfer and destruction plan of syrian chemical weapons in Albania (2013).

"Mamma compriamo i proiettili..." Il nazionalismo albanese e la poetica delle armi

GERACI, Mauro
2014

Abstract

La poesia del poeta kosovaro Eqrem Basha da cui questo saggio trae il titolo, denuncia un complesso politico, economico, ideologico per molti e contrastati aspetti centrale nella storia contemporanea dell’Albania e del Kosovo: quello delle armi, dei depositi, dei traffici, delle diffuse detenzioni illegali come dei veri e propri culti a esse connessi. Sullo sfondo dei grandi mutamenti che si sono avvicendati in Albania dall’indipendenza nazionale (1912), questo saggio proverà a mettere in primo piano la retorica delle armi così come essa è insorta ed è trattata in un fiorire letterario altrettanto rigoglioso, controverso, determinante nelle incessanti transizioni e riconfigurazioni del Paese. Sullo sfondo delle imprese sociopolitiche che ancor oggi confiderebbero in un’Albania-arsenale, il tentativo sarà quello di rintracciare un impiego narrativo delle armi che, in un quadro retorico unitario e di lunga durata sembra contemplare la feudale concezione del lignaggio armato (fis), il simbolismo romantico che affidò alla penna, alla memoria e alla spada il compito di costruire la nascente nazione, le idealizzazioni del piccone, del libro e del fucile avanzate dai partizan e dagli scrittori apostoli del regime socialista (1944-1991), le rivolte armate alle piramidi finanziarie (1997) come quelle agli armamenti stessi seguite allo scoppio dell’arsenale di Gërdec (2008) e alle più recenti lotte contro il piano di smaltimento delle armi chimiche siriane in Albania (2013). The poetry of the kosovar poet Eqrem Basha, from which it draws the title this essay, complaint a political, economic and ideological complex that, for many controversial aspects, is central in the contemporary history of Albania and Kosovo: the complex of weapons, deposits, traffics, of widespread illegal detenctions and the real related cults. Against the background of the great changes taken place in Albania from national indipendence (1912), this essay will try to point out the rhetoric of arms as it occurs and is treated in a literary flourish equally lush, controversial and crucial in incessant albanian transitions. Against the background of sociopolitical contracts which still would wish in an Albania-arsenal, the attempt will be to track down a narrative use of weapons that, in a rhetorical and permanent perspective seems to contemplate the feudal army conception of descent group (fis), the romantic symbolism that assigned to the pen, to the memory and the sword the task of building the rising nation, the idealizations of the pick, the book and the rifle supported by partizan and the writers apostles of socialist regime (1944-1991), the armed rebellions against financial pyramids (1997) as revolts against those some armaments after the explosion of the arsenal of Gërdec (2008) and the most recent struggles against the transfer and destruction plan of syrian chemical weapons in Albania (2013).
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