Quando la forma è sostanza. I cerimoniali della Sicilia spagnola (a proposito di Loris De Nardi, Oltre il cerimoniale dei viceré. Le dinamiche istituzionali nella Sicilia barocca, Padova, Libreriauniversitaria.it Edizioni, 2014). E’ noto come la monarchia spagnola, a partire dal XVI secolo, fosse capace di scandire i dogmi del suo potere e di esplicitare per gli interlocutori istituzionali (la serie dei vicereami dislocati nell’area mediterranea) i cardini ideologici o, in buona sostanza, la ‘filosofia politica’ sottesa alla posizione di primo piano assunta nel contesto europeo. Una pluralità di domini era accomunata dal riconoscimento della sovranità di un monarca non residente nei diversi regni, e dall’efficacia di un peculiare organo di governo, il vicereame. E, in epoca carolina, proprio il legame personale tra sovrano e viceré stava alla base della sostanziale autonomia dei reinos. Nel percorso di costruzione della prassi amministrativa nei domini degli Asburgo, dalla nascita della monarchia composita, con Carlo V, all’approdo alla riforma istituzionale filippina -che innovava l’architettura istituzionale del Regno e dettava il complesso normativo finalizzato a compattare l’unità di governo-, l’autonomia dell’istituto vicereale era destinata ad affievolirsi, cedendo il ‘luogo del potere’ al sistema delle magistrature, e soprattutto dei Consigli, nelle cui maglie rientravano anche i cerimoniali. La prassi di governo instaurata dagli Asburgo nei territori italiani, basata su un sistema di compromessi e convergenze tra monarchia ed élites nazionali, è stata indagata a fondo; il rapporto tra la Corona e le gemme che la adornavano, tra le quali appunto la Sicilia, avevano dato vita a un complesso sistema polisinodale, fondato sull’unità religiosa e politica, sul ruolo della Castiglia come stato-guida e sull’interdipendenza tra il ‘centro’ e i regni periferici . Con la Corte, sorgeva e si affermava progressivamente una nuova cultura d’integrazione dello spazio «politico, sociale, cerimoniale e simbolico» . Per la comprensione di questa articolata organizzazione del potere, fornisce un’interessante chiave di lettura lo studio, relativamente poco praticato, dei sistemi dei cerimoniali delle corti vicereali; in particolare quello della Corte del Regno di Sicilia, ove gli apparati del solenne cerimoniale castigliano si fondevano con forme autoctone, retaggio della millenaria cultura siciliana, configurando quei paradigmi formali che, interpretati nella loro simbologia politica, rispecchiano le grandi dimensioni ideologiche e rappresentative della sovranità, legate ai rituali del potere e al ruolo della Corte. L’analisi di tali rituali mostra gli snodi del sistema di governo della monarchia, evidenziando come le corti vicereali costituissero un «luogo privilegiato di osservazione di quei processi politici, sociali e culturali, che presiedono alla messa in scena del potere e dei poteri nella società moderna», con la funzione di vero e proprio laboratorio politico, e quanto, da una posizione dialettica, nel contempo prossima e distante da Madrid, contribuissero «a rendere possibile la convivenza di realtà plurali, anche sotto il profilo etnico» .

Quando la forma è sostanza. I cerimoniali della Sicilia spagnola

ALIBRANDI, Rosamaria
2015

Abstract

Quando la forma è sostanza. I cerimoniali della Sicilia spagnola (a proposito di Loris De Nardi, Oltre il cerimoniale dei viceré. Le dinamiche istituzionali nella Sicilia barocca, Padova, Libreriauniversitaria.it Edizioni, 2014). E’ noto come la monarchia spagnola, a partire dal XVI secolo, fosse capace di scandire i dogmi del suo potere e di esplicitare per gli interlocutori istituzionali (la serie dei vicereami dislocati nell’area mediterranea) i cardini ideologici o, in buona sostanza, la ‘filosofia politica’ sottesa alla posizione di primo piano assunta nel contesto europeo. Una pluralità di domini era accomunata dal riconoscimento della sovranità di un monarca non residente nei diversi regni, e dall’efficacia di un peculiare organo di governo, il vicereame. E, in epoca carolina, proprio il legame personale tra sovrano e viceré stava alla base della sostanziale autonomia dei reinos. Nel percorso di costruzione della prassi amministrativa nei domini degli Asburgo, dalla nascita della monarchia composita, con Carlo V, all’approdo alla riforma istituzionale filippina -che innovava l’architettura istituzionale del Regno e dettava il complesso normativo finalizzato a compattare l’unità di governo-, l’autonomia dell’istituto vicereale era destinata ad affievolirsi, cedendo il ‘luogo del potere’ al sistema delle magistrature, e soprattutto dei Consigli, nelle cui maglie rientravano anche i cerimoniali. La prassi di governo instaurata dagli Asburgo nei territori italiani, basata su un sistema di compromessi e convergenze tra monarchia ed élites nazionali, è stata indagata a fondo; il rapporto tra la Corona e le gemme che la adornavano, tra le quali appunto la Sicilia, avevano dato vita a un complesso sistema polisinodale, fondato sull’unità religiosa e politica, sul ruolo della Castiglia come stato-guida e sull’interdipendenza tra il ‘centro’ e i regni periferici . Con la Corte, sorgeva e si affermava progressivamente una nuova cultura d’integrazione dello spazio «politico, sociale, cerimoniale e simbolico» . Per la comprensione di questa articolata organizzazione del potere, fornisce un’interessante chiave di lettura lo studio, relativamente poco praticato, dei sistemi dei cerimoniali delle corti vicereali; in particolare quello della Corte del Regno di Sicilia, ove gli apparati del solenne cerimoniale castigliano si fondevano con forme autoctone, retaggio della millenaria cultura siciliana, configurando quei paradigmi formali che, interpretati nella loro simbologia politica, rispecchiano le grandi dimensioni ideologiche e rappresentative della sovranità, legate ai rituali del potere e al ruolo della Corte. L’analisi di tali rituali mostra gli snodi del sistema di governo della monarchia, evidenziando come le corti vicereali costituissero un «luogo privilegiato di osservazione di quei processi politici, sociali e culturali, che presiedono alla messa in scena del potere e dei poteri nella società moderna», con la funzione di vero e proprio laboratorio politico, e quanto, da una posizione dialettica, nel contempo prossima e distante da Madrid, contribuissero «a rendere possibile la convivenza di realtà plurali, anche sotto il profilo etnico» .
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