Il contributo vuole ad offrire un quadro completo delle produzioni a figure rosse databili tra IV e prima metà III sec. a.C., presenti nei contesti dell'area tirrenica tra Blanda e Clampetia e lungo la valle del Noce, nell’area del Golfo di Policastro tra Calabria settentrionale e Campania meridionale. Le produzioni figurate sono state esaminate dal punto di vista stilistico, cercando di riconoscere l’influsso e l’opera di ateliers apuli e soprattutto lucani che nel corso del IV sec. a.C. hanno prodotto ceramiche figurate per le élites italiche lucane e brettie presenti sul territorio. Inoltre, riesaminando tutti i contesti originari di rinvenimento, si è riusciti ad offrire, attraverso una datazione assoluta dell’intero contesto, datazioni più puntuali a produzioni che spesso, secondo la tradizione stilistica ed attribuzionistica di Trendall, presentavano cronologiche vaghe. L’analisi dei singoli contesti delle necropoli di Clampetia, del medio tirreno cosentina, di Blanda, di Laos e di Rivello ha permesso di attribuire la quasi totalità dei vasi a figure rosse esaminati a botteghe definite campane databili negli ultimi due-tre decenni del IV sec. a.C., con repertori estremamente semplificati, con teste di profilo, singole o a coppie, scene dionisiache e rituali. Nella necropoli lucana di Blanda abbiamo attestazioni significative innanzi tutto del Pittore della Foglia d’Edera e del Pittore APZ; alcuni esemplari, con teste femminili di profilo, sono attribuibili alle officine dei Pittori di Sterpone e di Haken, cui sembrano in qualche modo ispirarsi anche le produzioni rinvenute nella necropoli di Rivello, quelle del cosiddetto Pittore di Serra Città. La grande quantità di attestazioni rinvenute nei contesti esaminati ci ha permesso di ipotizzare un’origine lucana, locale, per queste botteghe , costituendo, secondo noi, ancora una volta la prova tangibile di una vitalità economica ma anche artigianale che il comparto territoriale della media e bassa valle del Noce sembra esprimere in epoca lucana. Un’altra produzione figurata peculiare dell’area della media e bassa valle del Noce e della costa tirrenica è costituita dai piatti da pesce, altro elemento tipico del corredo delle tombe emergenti lucane degli ultimi decenni del IV sec. a.C. Nei contesti esaminati abbiamo già evidenziato in passato la presenza di prodotti di provenienza campana, pestana ed apula, e diversi prodotti riferibili alle officine del Pittore di Bastis e di Stromboli-Amantea, pittori attribuiti da Trendall all’area della Sicilia orientale e datati anacronisticamente nel secondo quarto del IV sec. a.C. Le nostre ricerche hanno dimostrato come i prodotti delle officine dei pittori di Stromboli-Amantea e di Bastis, la prima attiva nell’area eoliana e tirrenico-calabrese e la seconda attiva anche in ambito tirrenico, siano relative agli ultimi decenni del IV sec. a.C., soprattutto lungo la costa settentrionale e nord-occidentale della Sicilia, come anche la carta di distribuzione dimostra. Si tratterebbe di prodotti di derivazione punica, merce di accompagno delle anfore. Nella valle del Noce abbiamo riconosciuta la mano di un pittore che produce almeno cinque piatti alla fine del IV sec. a.C., che abbiamo proposto di identificare come il Pittore di Tortora-Rivello, un’officina sostanzialmente indipendente rispetto alla produzione siceliota e campana, collegata sicuramente alla fase di maggiore presenza lucana nel territorio di Rivello e di Tortora. La presenza di tali piatti e delle ceramiche figurate nell’area della valle del Noce e del Golfo di Policastro testimonia chiaramente il fatto che i siti italici dopo il 330 a.C. sono diventati tappe fondamentali nelle rotte commerciali Sicilia-Campania, anzi addirittura botteghe e ateliers trovano ragione d'essere e di impiantarsi con succursali nel golfo di Policastro perché ormai incontrano mercati recettivi e di qualità ed élites italiche capaci di dotarsi di prodotti di qualità per i loro corredi.

F. Mollo, La diffusione della ceramica a figure rosse lungo la costa tirrenica cosentina: produzione e circolazione alla luce di un'analisi iconografica e contestuale delle attestazioni

MOLLO, FABRIZIO
2014

Abstract

Il contributo vuole ad offrire un quadro completo delle produzioni a figure rosse databili tra IV e prima metà III sec. a.C., presenti nei contesti dell'area tirrenica tra Blanda e Clampetia e lungo la valle del Noce, nell’area del Golfo di Policastro tra Calabria settentrionale e Campania meridionale. Le produzioni figurate sono state esaminate dal punto di vista stilistico, cercando di riconoscere l’influsso e l’opera di ateliers apuli e soprattutto lucani che nel corso del IV sec. a.C. hanno prodotto ceramiche figurate per le élites italiche lucane e brettie presenti sul territorio. Inoltre, riesaminando tutti i contesti originari di rinvenimento, si è riusciti ad offrire, attraverso una datazione assoluta dell’intero contesto, datazioni più puntuali a produzioni che spesso, secondo la tradizione stilistica ed attribuzionistica di Trendall, presentavano cronologiche vaghe. L’analisi dei singoli contesti delle necropoli di Clampetia, del medio tirreno cosentina, di Blanda, di Laos e di Rivello ha permesso di attribuire la quasi totalità dei vasi a figure rosse esaminati a botteghe definite campane databili negli ultimi due-tre decenni del IV sec. a.C., con repertori estremamente semplificati, con teste di profilo, singole o a coppie, scene dionisiache e rituali. Nella necropoli lucana di Blanda abbiamo attestazioni significative innanzi tutto del Pittore della Foglia d’Edera e del Pittore APZ; alcuni esemplari, con teste femminili di profilo, sono attribuibili alle officine dei Pittori di Sterpone e di Haken, cui sembrano in qualche modo ispirarsi anche le produzioni rinvenute nella necropoli di Rivello, quelle del cosiddetto Pittore di Serra Città. La grande quantità di attestazioni rinvenute nei contesti esaminati ci ha permesso di ipotizzare un’origine lucana, locale, per queste botteghe , costituendo, secondo noi, ancora una volta la prova tangibile di una vitalità economica ma anche artigianale che il comparto territoriale della media e bassa valle del Noce sembra esprimere in epoca lucana. Un’altra produzione figurata peculiare dell’area della media e bassa valle del Noce e della costa tirrenica è costituita dai piatti da pesce, altro elemento tipico del corredo delle tombe emergenti lucane degli ultimi decenni del IV sec. a.C. Nei contesti esaminati abbiamo già evidenziato in passato la presenza di prodotti di provenienza campana, pestana ed apula, e diversi prodotti riferibili alle officine del Pittore di Bastis e di Stromboli-Amantea, pittori attribuiti da Trendall all’area della Sicilia orientale e datati anacronisticamente nel secondo quarto del IV sec. a.C. Le nostre ricerche hanno dimostrato come i prodotti delle officine dei pittori di Stromboli-Amantea e di Bastis, la prima attiva nell’area eoliana e tirrenico-calabrese e la seconda attiva anche in ambito tirrenico, siano relative agli ultimi decenni del IV sec. a.C., soprattutto lungo la costa settentrionale e nord-occidentale della Sicilia, come anche la carta di distribuzione dimostra. Si tratterebbe di prodotti di derivazione punica, merce di accompagno delle anfore. Nella valle del Noce abbiamo riconosciuta la mano di un pittore che produce almeno cinque piatti alla fine del IV sec. a.C., che abbiamo proposto di identificare come il Pittore di Tortora-Rivello, un’officina sostanzialmente indipendente rispetto alla produzione siceliota e campana, collegata sicuramente alla fase di maggiore presenza lucana nel territorio di Rivello e di Tortora. La presenza di tali piatti e delle ceramiche figurate nell’area della valle del Noce e del Golfo di Policastro testimonia chiaramente il fatto che i siti italici dopo il 330 a.C. sono diventati tappe fondamentali nelle rotte commerciali Sicilia-Campania, anzi addirittura botteghe e ateliers trovano ragione d'essere e di impiantarsi con succursali nel golfo di Policastro perché ormai incontrano mercati recettivi e di qualità ed élites italiche capaci di dotarsi di prodotti di qualità per i loro corredi.
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