Le indagini e gli approfondimenti precedentemente condotti per tesaurizzare le risultanze di ricerche e sperimentazioni italiane pertinenti alla formazione di calcestruzzi leggeri strutturali, con aggregati plastici, ottenuti da azioni di riciclo, in sostituzione della componente medio-grossa degli aggregati minerali, ghiaia o pietrisco, non hanno restituito un quadro di riferimento certo per aprire all’applicazione di questo genere di “materiale innovativo ed ecosostenibile”, ma piuttosto hanno rivelato un livello di conoscenze non ancora sufficiente per dare le risposte necessarie ai diversi ambiti coinvolti – istituzionale, professionale e produttivo. Procedendo nelle attività di ricerca, è stato rintracciato un discreto numero di brevetti internazionali, la cui ponderazione ha consentito di comprendere quali sono i limiti ancora riscontrati, o superati, nella definizione di un ciclo di produzione, adeguato e riproponibile, per gli aggregati leggeri ottenuti da plastica riciclata e per la loro miscelazione con gli altri componenti del calcestruzzo. Guardando inoltre a un contesto, sia geografico che temporale, più ampio ci si è confrontati con un rilevante corpo di studi metodologicamente corretti, stratificati in un’area asiatica che annovera India, Iraq, Turchia, Corea del Sud, Giordania, Malaysia, per un’estensione di quasi un ventennio, tutti rivolti alla valutazione degli effetti di una sostituzione, in percentuali variabili, della componente fine dell’aggregato minerale con aggregato plastico, sulle prestazioni allo stato fresco e indurito dei calcestruzzi strutturali, non sempre leggeri. Alla prima curiosità di comprendere le ragioni di un diverso orientamento di questi studi, peraltro coevi come inizio alle ricerche svolte in Europa, ha fatto seguito la comparazione degli esiti pubblicati di centinaia di prove sperimentali, interrelandoli fra loro e con i dati dell’esiguo numero di prove sperimentali condotte sui calcestruzzi leggeri strutturali - in cui gli aggregati plastici sostituiscono la componente medio-grossa degli aggregati minerali. Un’indagine, quella che si espone, svolta al fine di stabilire quali considerazioni possono accomunare i due filoni di ricerca e cosa del primo, ormai maturo e avanzato, può metodologicamente essere trasferito e riproposto nel secondo.

Aggregati plastici riciclati per calcestruzzi leggeri strutturali: confronto tra ricerche sperimentali

FIANDACA, Ornella
Primo
2015

Abstract

Le indagini e gli approfondimenti precedentemente condotti per tesaurizzare le risultanze di ricerche e sperimentazioni italiane pertinenti alla formazione di calcestruzzi leggeri strutturali, con aggregati plastici, ottenuti da azioni di riciclo, in sostituzione della componente medio-grossa degli aggregati minerali, ghiaia o pietrisco, non hanno restituito un quadro di riferimento certo per aprire all’applicazione di questo genere di “materiale innovativo ed ecosostenibile”, ma piuttosto hanno rivelato un livello di conoscenze non ancora sufficiente per dare le risposte necessarie ai diversi ambiti coinvolti – istituzionale, professionale e produttivo. Procedendo nelle attività di ricerca, è stato rintracciato un discreto numero di brevetti internazionali, la cui ponderazione ha consentito di comprendere quali sono i limiti ancora riscontrati, o superati, nella definizione di un ciclo di produzione, adeguato e riproponibile, per gli aggregati leggeri ottenuti da plastica riciclata e per la loro miscelazione con gli altri componenti del calcestruzzo. Guardando inoltre a un contesto, sia geografico che temporale, più ampio ci si è confrontati con un rilevante corpo di studi metodologicamente corretti, stratificati in un’area asiatica che annovera India, Iraq, Turchia, Corea del Sud, Giordania, Malaysia, per un’estensione di quasi un ventennio, tutti rivolti alla valutazione degli effetti di una sostituzione, in percentuali variabili, della componente fine dell’aggregato minerale con aggregato plastico, sulle prestazioni allo stato fresco e indurito dei calcestruzzi strutturali, non sempre leggeri. Alla prima curiosità di comprendere le ragioni di un diverso orientamento di questi studi, peraltro coevi come inizio alle ricerche svolte in Europa, ha fatto seguito la comparazione degli esiti pubblicati di centinaia di prove sperimentali, interrelandoli fra loro e con i dati dell’esiguo numero di prove sperimentali condotte sui calcestruzzi leggeri strutturali - in cui gli aggregati plastici sostituiscono la componente medio-grossa degli aggregati minerali. Un’indagine, quella che si espone, svolta al fine di stabilire quali considerazioni possono accomunare i due filoni di ricerca e cosa del primo, ormai maturo e avanzato, può metodologicamente essere trasferito e riproposto nel secondo.
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