Il contributo si colloca nel più vasto ambito delle ricerche orientate a sollecitare l'espansione del (virtuoso) modello di economia in cui il profitto è perseguito unitamente all’impegno sociale e distribuito in modo equo all'interno di un contesto di collaborazione e condivisione di progetti a connotazione ideale. Il modello dell'economia di comunione è, infatti, la fonte ispiratrice di buona (ed esemplare) parte delle iniziative economiche avviate sia da taluni enti ecclesiastici, nell’esplicazione di attività strumentali diverse da quelle di religione e di culto, sia da numerose associazioni etico-religiose. Tali soggetti collettivi mettono un bagaglio di esperienza spiritualmente e culturalmente orientato al servizio della salvaguardia della dignità dell'uomo e della realizzazione del bene comune, dedicandosi a istituire forme giuridicamente organizzate di garanzia dei diritti fondamentali il cui godimento effettivo è ostacolato dalla sussistenza di situazioni di emarginazione sociale e di estremo bisogno materiale. Per salvaguardare e incentivare l'espansione di questo tipo di economia (per il bene dell'uomo), si ritiene importante: introdurre le regole giuridiche necessarie ad evitare che l’applicazione del diritto comune alle attività diverse da quelle di religione e di culto svolte in via strumentale dagli enti ecclesiastici si traduca in svilimento e progressiva perdita da parte delle attività stesse dell'originaria motivazione ideale (pur perseguita for profit); eliminare ogni privilegio irragionevole introdotto a esclusivo vantaggio delle attività svolte da enti delle confessioni che hanno stipulato accordi o intese con lo Stato; agevolare equamente tutte le associazioni etico-religiose, confessionali e non, che elevano la solidarietà a carattere identificante, vero e proprio orientamento, del proprio impegno sociale.

Enti ecclesiastici e associazioni etico-religiose in una "new economy" di comunione solidale. Per un'economia dal volto più umano

FRENI, Fortunato
2015-01-01

Abstract

Il contributo si colloca nel più vasto ambito delle ricerche orientate a sollecitare l'espansione del (virtuoso) modello di economia in cui il profitto è perseguito unitamente all’impegno sociale e distribuito in modo equo all'interno di un contesto di collaborazione e condivisione di progetti a connotazione ideale. Il modello dell'economia di comunione è, infatti, la fonte ispiratrice di buona (ed esemplare) parte delle iniziative economiche avviate sia da taluni enti ecclesiastici, nell’esplicazione di attività strumentali diverse da quelle di religione e di culto, sia da numerose associazioni etico-religiose. Tali soggetti collettivi mettono un bagaglio di esperienza spiritualmente e culturalmente orientato al servizio della salvaguardia della dignità dell'uomo e della realizzazione del bene comune, dedicandosi a istituire forme giuridicamente organizzate di garanzia dei diritti fondamentali il cui godimento effettivo è ostacolato dalla sussistenza di situazioni di emarginazione sociale e di estremo bisogno materiale. Per salvaguardare e incentivare l'espansione di questo tipo di economia (per il bene dell'uomo), si ritiene importante: introdurre le regole giuridiche necessarie ad evitare che l’applicazione del diritto comune alle attività diverse da quelle di religione e di culto svolte in via strumentale dagli enti ecclesiastici si traduca in svilimento e progressiva perdita da parte delle attività stesse dell'originaria motivazione ideale (pur perseguita for profit); eliminare ogni privilegio irragionevole introdotto a esclusivo vantaggio delle attività svolte da enti delle confessioni che hanno stipulato accordi o intese con lo Stato; agevolare equamente tutte le associazioni etico-religiose, confessionali e non, che elevano la solidarietà a carattere identificante, vero e proprio orientamento, del proprio impegno sociale.
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