Il saggio ha ad oggetto la categoria dei beni comuni, che si caratterizza per la sua rilevante attualità, tanto sul terreno politico-istituzionale quanto sul versante economico-sociale. Si evidenzia la larga assenza, in seno al dibattito scientifico – e, più in generale, pubblico – relativo alla questione dei beni comuni, del contributo della dottrina costituzionalistica: assenza tanto più sorprendente e censurabile, in quanto la categoria in esame, pur marcata da un’incomprimibile eterogeneità, trova, secondo le ricostruzioni giuridiche più accreditate, il suo baricentro nella funzionalità alla tutela dei diritti fondamentali ed al libero sviluppo della persona umana. E proprio in ragione di tale strumentalità ai diritti inviolabili dell’uomo, la locuzione “beni comuni” può e deve essere “convertita” nell’espressione sintetica dell’esigenza, che naturalmente si colloca al cuore del costituzionalismo contemporaneo, di funzionalizzare appunto all’effettivo godimento di tali situazioni giuridiche tutte le “risorse” (beni materiali ed immateriali, funzioni pubbliche, le professionalità e le competenze dei cittadini, il “capitale sociale” presente nel tessuto comunitario…) di cui l’ordinamento dispone. Una simile (assai ardua…) sfida può essere credibilmente affrontata non certo superando la polarità dialettica pubblico/privato, come suggerito da moti studiosi, ma piuttosto valorizzandone le molteplici virtualità positive in tale dialettica racchiuse, nella prospettiva tanto di una loro reciproca limitazione, quanto di un loro rapporto sinergico, conforme al principio, costituzionalmente sancito, di sussidiarietà. In conclusione, si rileva come la polarità pubblico/privato si articoli nel fenomeno procedimentale, nell’assetto dei regimi proprietari, nella configurazione della tutela giurisdizionale delle situazioni giuridiche soggettive.

I beni comuni tra pubblico e privato

D'ANDREA, Luigi
2016

Abstract

Il saggio ha ad oggetto la categoria dei beni comuni, che si caratterizza per la sua rilevante attualità, tanto sul terreno politico-istituzionale quanto sul versante economico-sociale. Si evidenzia la larga assenza, in seno al dibattito scientifico – e, più in generale, pubblico – relativo alla questione dei beni comuni, del contributo della dottrina costituzionalistica: assenza tanto più sorprendente e censurabile, in quanto la categoria in esame, pur marcata da un’incomprimibile eterogeneità, trova, secondo le ricostruzioni giuridiche più accreditate, il suo baricentro nella funzionalità alla tutela dei diritti fondamentali ed al libero sviluppo della persona umana. E proprio in ragione di tale strumentalità ai diritti inviolabili dell’uomo, la locuzione “beni comuni” può e deve essere “convertita” nell’espressione sintetica dell’esigenza, che naturalmente si colloca al cuore del costituzionalismo contemporaneo, di funzionalizzare appunto all’effettivo godimento di tali situazioni giuridiche tutte le “risorse” (beni materiali ed immateriali, funzioni pubbliche, le professionalità e le competenze dei cittadini, il “capitale sociale” presente nel tessuto comunitario…) di cui l’ordinamento dispone. Una simile (assai ardua…) sfida può essere credibilmente affrontata non certo superando la polarità dialettica pubblico/privato, come suggerito da moti studiosi, ma piuttosto valorizzandone le molteplici virtualità positive in tale dialettica racchiuse, nella prospettiva tanto di una loro reciproca limitazione, quanto di un loro rapporto sinergico, conforme al principio, costituzionalmente sancito, di sussidiarietà. In conclusione, si rileva come la polarità pubblico/privato si articoli nel fenomeno procedimentale, nell’assetto dei regimi proprietari, nella configurazione della tutela giurisdizionale delle situazioni giuridiche soggettive.
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