Queste mie riflessioni necessitano di un caveat metodologico: più che dall’intenzione di una recensione, si originano infatti dalla mia partecipazione alla presentazione dell’ultimo libro di Laura Faranda, Anime assenti. Sul corpo femminile nel Mediterraneo antico (Armando, Roma, 2018), nell’ambito del Tindari Festival 2018, la sera del 4 agosto, presso Villa Pisani di Patti Marina. Un’occasione che mi ha legittimato ad avventurarmi oltre il testo, nelle suggestioni di un dialogo con un Mediterraneo antico che allude e incoraggia, ineludibilmente, a un ritorno all’oggi. Complice quell’incredibile scenario che corre sul Golfo di Patti tra l’imponente massiccio granitico-pegmatico noto come Capo Calavà (che si narra prenda nome dal tempio di Diana che vi era sulla cima a ponente) e il promontorio di Tindari a oriente, di fronte alle Isole Eolie, a pochi giorni dall’eclissi di luna più lunga del secolo, la sera del 4 agosto ho parlato rivolto a una platea interdetta, per circa mezz’ora, di loci, circostanze e contingenze che facevano riferimento al testo che stavamo presentando, ma che dal testo erano temporalmente staccati di almeno qualche migliaio di anni. In maniera concisa riprenderò qui alcuni di quei temi, traslandoli nel presente e mantenendomi fedele e infedele al tempo stesso ai luoghi di cui l’autrice parla o ha parlato in Anime assenti e in altri testi, a quest’ultimo propedeutici.

‘Echi presenti di Anime assenti: ripensando con Laura Faranda il Mediterraneo antico’

marcello mollica
2018

Abstract

Queste mie riflessioni necessitano di un caveat metodologico: più che dall’intenzione di una recensione, si originano infatti dalla mia partecipazione alla presentazione dell’ultimo libro di Laura Faranda, Anime assenti. Sul corpo femminile nel Mediterraneo antico (Armando, Roma, 2018), nell’ambito del Tindari Festival 2018, la sera del 4 agosto, presso Villa Pisani di Patti Marina. Un’occasione che mi ha legittimato ad avventurarmi oltre il testo, nelle suggestioni di un dialogo con un Mediterraneo antico che allude e incoraggia, ineludibilmente, a un ritorno all’oggi. Complice quell’incredibile scenario che corre sul Golfo di Patti tra l’imponente massiccio granitico-pegmatico noto come Capo Calavà (che si narra prenda nome dal tempio di Diana che vi era sulla cima a ponente) e il promontorio di Tindari a oriente, di fronte alle Isole Eolie, a pochi giorni dall’eclissi di luna più lunga del secolo, la sera del 4 agosto ho parlato rivolto a una platea interdetta, per circa mezz’ora, di loci, circostanze e contingenze che facevano riferimento al testo che stavamo presentando, ma che dal testo erano temporalmente staccati di almeno qualche migliaio di anni. In maniera concisa riprenderò qui alcuni di quei temi, traslandoli nel presente e mantenendomi fedele e infedele al tempo stesso ai luoghi di cui l’autrice parla o ha parlato in Anime assenti e in altri testi, a quest’ultimo propedeutici.
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