Dal 1940 migliaia di meridionali vennero impiegati nella produzione bellica del III Reich, soprattutto come lavoratori industriali. Finora la loro storia non ha destato l’attenzione della storiografia, se non per rapidi e fugaci cenni, mentre la questione merita una attenzione specifica. Andrebbe per esempio chiarito quanto la scarsa emigrazione dei contadini (a spostarsi furono in larghissima parte operai industriali) sia stata dovuta alle politiche ruraliste del regime e quanto invece alle specifiche richieste tedesche, che mal si attagliavano alle consuetudini produttive dei meridionali e alla struttura della loro agricoltura. Il sud era costellato di piccoli proprietari contadini e non di braccianti senza terra, perciò di per sé meno disposti a lasciare il territorio di origine per avventurarsi in altri lidi. L’impressione è che a voler partire fossero i nullatenenti o quanti percepivano paghe molto basse, come emerge nettamente per il ragusano, il catanzarese e il cosentino. La disoccupazione agricola venne assorbita dai richiami alle armi, non invece dalle partenze per il Reich, che sembrano essere state molto esigue. Al contrario l’emigrazione in Germania fu decisiva nell’attenuare la disoccupazione del settore industriale, soprattutto nell’edilizia. Ma non si trattava che di un tappo. Con la fine della guerra e il ritorno dei reduci il problema si sarebbe ripresentato, con la stessa virulenza di sempre.
Gli spostamenti di manodopera meridionale nel Terzo Reich attraverso gli esempi calabrese e siciliano
Giovanna D'Amico
2018-01-01
Abstract
Dal 1940 migliaia di meridionali vennero impiegati nella produzione bellica del III Reich, soprattutto come lavoratori industriali. Finora la loro storia non ha destato l’attenzione della storiografia, se non per rapidi e fugaci cenni, mentre la questione merita una attenzione specifica. Andrebbe per esempio chiarito quanto la scarsa emigrazione dei contadini (a spostarsi furono in larghissima parte operai industriali) sia stata dovuta alle politiche ruraliste del regime e quanto invece alle specifiche richieste tedesche, che mal si attagliavano alle consuetudini produttive dei meridionali e alla struttura della loro agricoltura. Il sud era costellato di piccoli proprietari contadini e non di braccianti senza terra, perciò di per sé meno disposti a lasciare il territorio di origine per avventurarsi in altri lidi. L’impressione è che a voler partire fossero i nullatenenti o quanti percepivano paghe molto basse, come emerge nettamente per il ragusano, il catanzarese e il cosentino. La disoccupazione agricola venne assorbita dai richiami alle armi, non invece dalle partenze per il Reich, che sembrano essere state molto esigue. Al contrario l’emigrazione in Germania fu decisiva nell’attenuare la disoccupazione del settore industriale, soprattutto nell’edilizia. Ma non si trattava che di un tappo. Con la fine della guerra e il ritorno dei reduci il problema si sarebbe ripresentato, con la stessa virulenza di sempre.File | Dimensione | Formato | |
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