Il presente contributo vuole offrire un’analisi complessiva dello status dei prigionieri di guerra in Mesopotamia in particolare nella Mesopotamia meridionale, durante la prima metà del II millennio a.C., cioè nel periodo antico-babilonese. Grazie anche a nuovi dati forniti da un gruppo omogeneo di testi, ormai quasi completamente edito, è possibile proporre una ricostruzione della struttura e del funzionamento di un particolare “centro”, la “casa dei prigionieri di guerra”, attivo verosimilmente a Uruk durante la I Dinastia Babilonese. L’ipotesi presentata è che fosse un “centro di accoglienza e smistamento di prigionieri di guerra” catturati durante diverse azioni militari, offensive e difensive, poste in essere da Hammurabi di Babilonia, dal figlio Samsu-iluna e da altri re loro contemporanei. I prigionieri, accolti in questo “centro”, erano dati in consegna, singolarmente o in gruppi, a vari responsabili e ad aziende di produzione, pubbliche e private, affinché li impiegassero nelle loro attività, per poi restituirli al centro, dove i prigionieri risiedevano fino a una nuova utilizzazione lavorativa.

“La ‘casa dei prigionieri di guerra’ durante il periodo antico-babilonese”

Annunziata Rositani
2010

Abstract

Il presente contributo vuole offrire un’analisi complessiva dello status dei prigionieri di guerra in Mesopotamia in particolare nella Mesopotamia meridionale, durante la prima metà del II millennio a.C., cioè nel periodo antico-babilonese. Grazie anche a nuovi dati forniti da un gruppo omogeneo di testi, ormai quasi completamente edito, è possibile proporre una ricostruzione della struttura e del funzionamento di un particolare “centro”, la “casa dei prigionieri di guerra”, attivo verosimilmente a Uruk durante la I Dinastia Babilonese. L’ipotesi presentata è che fosse un “centro di accoglienza e smistamento di prigionieri di guerra” catturati durante diverse azioni militari, offensive e difensive, poste in essere da Hammurabi di Babilonia, dal figlio Samsu-iluna e da altri re loro contemporanei. I prigionieri, accolti in questo “centro”, erano dati in consegna, singolarmente o in gruppi, a vari responsabili e ad aziende di produzione, pubbliche e private, affinché li impiegassero nelle loro attività, per poi restituirli al centro, dove i prigionieri risiedevano fino a una nuova utilizzazione lavorativa.
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