La filosofia, per statuto figlia della crisi e traduzione creativa di essa, nella sua ricerca inesausta di senso, scuote le nostre pretese certezze proponendo una lettura «altra» di alcuni topoi classici del pensiero occidentale, mostrando come, aldilà della loro supposta esaustività, si celi un infinito orizzonte problematico che è compito del filosofo rivelare e custodire al tempo stesso. Per questo è necessario riscoprire accanto alla coerenza del Logos, la paradossalità della Torah, accanto alla ratio il pathos, accanto ad Atene, Gerusalemme, all’interno di una duplice radice simbolica dell’Europa. Al nostos di Ulisse, che vuole scoprire e comprendere se stesso solo a partire da sé, si dovrà dunque, affiancare l'exodus di Abramo, chiamato, in nome del desiderio dell’Altro, a ridefinire costantemente la propria identità. Ma, soprattutto, si dovrà prendere atto di un esilio definitivo, quello di Abramo l’Altro, il marrano e, insieme, chiunque altro, abbandonando la terra natale in nome dell’altrove e dell’avvenire, con il suo «Eccomi!» ci richiama ad un gesto di ospitalità incondizionata, aldilà di ogni legge prescritta, aldilà di ogni confine definitivo, rammentando che l’Altro è crisi. A noi la scelta, a noi la responsabilità della risposta.

Amore della saggezza e saggezza dell’Amore: Intrecci tra Logos e Torah

Maria Teresa Pacilé
2020

Abstract

La filosofia, per statuto figlia della crisi e traduzione creativa di essa, nella sua ricerca inesausta di senso, scuote le nostre pretese certezze proponendo una lettura «altra» di alcuni topoi classici del pensiero occidentale, mostrando come, aldilà della loro supposta esaustività, si celi un infinito orizzonte problematico che è compito del filosofo rivelare e custodire al tempo stesso. Per questo è necessario riscoprire accanto alla coerenza del Logos, la paradossalità della Torah, accanto alla ratio il pathos, accanto ad Atene, Gerusalemme, all’interno di una duplice radice simbolica dell’Europa. Al nostos di Ulisse, che vuole scoprire e comprendere se stesso solo a partire da sé, si dovrà dunque, affiancare l'exodus di Abramo, chiamato, in nome del desiderio dell’Altro, a ridefinire costantemente la propria identità. Ma, soprattutto, si dovrà prendere atto di un esilio definitivo, quello di Abramo l’Altro, il marrano e, insieme, chiunque altro, abbandonando la terra natale in nome dell’altrove e dell’avvenire, con il suo «Eccomi!» ci richiama ad un gesto di ospitalità incondizionata, aldilà di ogni legge prescritta, aldilà di ogni confine definitivo, rammentando che l’Altro è crisi. A noi la scelta, a noi la responsabilità della risposta.
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