La riflessione sulla dismisura della sofferenza è affrontata, nelle riflessioni levinassiane, da molteplici angolature: il male come être rivé [essere inchiodati] al proprio corpo biologico, male elementale che trova il suo apice nell’hitlerismo; il dolore fisico, ma anche mentale, il cui carattere fondamentale è l’inassumibilità, modalità dentro cui la coscienza si trova, quando soffre, inchiodata. Di fronte al male, Levinas afferma la vacuità di ogni teodicea e pensa la sofferenza sempre come sofferenza inutile per chi è chiamato ad attraversarla, preludio e anticipazione della morte. In essa, dunque, si annuncia la de-posizione del soggetto sovrano: colui che viene colpito dalla morte è costretto ad una passività estrema e a patire più di quanto possa subire. Dalla sofferenza e dalla morte dell’altro, tuttavia, proviene anche l’unico senso che alla sofferenza possa essere attribuito: quello di appello ad una responsabilità incedibile, cioè il rispondere all’altro e dell’altro, della sua sofferenza e della sua stessa morte, affinché la sua esistenza non sia inchiodata, attraverso di esse, all’insignificanza. ENGLISH: In Levinas’ thougth, the issue of the outrageousness of suffering is analysed from many different points of view : evil as être rivé [to be riveted] on one’s own biological body; elemental evil that reaches its apex in hitlerism; physical, but also mental pain, whose fundamental nature is unassumability, a situation in which conscience happens to be nailed, when it is suffering. In front of evil, Levinas maintains the hollowness of whatever theodicy and he always thinks suffering as useless suffering – souffrance inutile – for the one that feels summoned to face it: a prelude and an anticipation of death. What is announced in suffering is thus the de-posal of the sovereign subject: one who is struck by death is forced to an extreme passivity and to suffer (pâtir) more than he can undergo (subir). Still, from the suffering and death of the other comes the unique sense that can be given to suffering: the appeal to an inalienable responsibility i.e. répondre à l’autre and répondre de l’autre : to serve as a warrant for the other and to answer to the other: to his suffering and to his very death, so that suffering and death do not nail his existence in insignificance.

Emmanuel Levinas: il male elementale e il suo al di là

Rita Fulco
2017

Abstract

La riflessione sulla dismisura della sofferenza è affrontata, nelle riflessioni levinassiane, da molteplici angolature: il male come être rivé [essere inchiodati] al proprio corpo biologico, male elementale che trova il suo apice nell’hitlerismo; il dolore fisico, ma anche mentale, il cui carattere fondamentale è l’inassumibilità, modalità dentro cui la coscienza si trova, quando soffre, inchiodata. Di fronte al male, Levinas afferma la vacuità di ogni teodicea e pensa la sofferenza sempre come sofferenza inutile per chi è chiamato ad attraversarla, preludio e anticipazione della morte. In essa, dunque, si annuncia la de-posizione del soggetto sovrano: colui che viene colpito dalla morte è costretto ad una passività estrema e a patire più di quanto possa subire. Dalla sofferenza e dalla morte dell’altro, tuttavia, proviene anche l’unico senso che alla sofferenza possa essere attribuito: quello di appello ad una responsabilità incedibile, cioè il rispondere all’altro e dell’altro, della sua sofferenza e della sua stessa morte, affinché la sua esistenza non sia inchiodata, attraverso di esse, all’insignificanza. ENGLISH: In Levinas’ thougth, the issue of the outrageousness of suffering is analysed from many different points of view : evil as être rivé [to be riveted] on one’s own biological body; elemental evil that reaches its apex in hitlerism; physical, but also mental pain, whose fundamental nature is unassumability, a situation in which conscience happens to be nailed, when it is suffering. In front of evil, Levinas maintains the hollowness of whatever theodicy and he always thinks suffering as useless suffering – souffrance inutile – for the one that feels summoned to face it: a prelude and an anticipation of death. What is announced in suffering is thus the de-posal of the sovereign subject: one who is struck by death is forced to an extreme passivity and to suffer (pâtir) more than he can undergo (subir). Still, from the suffering and death of the other comes the unique sense that can be given to suffering: the appeal to an inalienable responsibility i.e. répondre à l’autre and répondre de l’autre : to serve as a warrant for the other and to answer to the other: to his suffering and to his very death, so that suffering and death do not nail his existence in insignificance.
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