Il presente contributo ha ad oggetto il procedimento di scioglimento per infiltrazioni mafiose dei consigli comunali e provinciali, disciplinato dagli artt. 143 e ss. del TUEL. Dopo un breve excursus storico, che si propone di contestualizzare il momento in cui la normativa è stata introdotta, ci si occuperà di delinearne gli aspetti procedurali e le implicazioni pratiche per gli enti coinvolti. Si dedicherà una prima parte al procedimento amministrativo che conduce allo scioglimento ed una seconda al momento eventuale della tutela giurisdizionale azionabile dinanzi al giudice amministrativo, concludendo con qualche doveroso cenno sull’ulteriore eventuale giudizio di incandidabilità che può essere avviato nei confronti degli amministratori dell’ente colpito dal provvedimento dissolutorio. L’obiettivo che ci si prefigge preliminarmente è quello di ricostruire (senza alcuna pretesa di esaustività) il quadro di una normativa, non sempre chiara, sia dal punto di vista procedurale che processuale, al fine – poi – di interrogarsi sulla legittimità, nel contesto storico odierno, di un potere discrezionale con delle maglie così larghe come quello che il legislatore ha attribuito alla prefettura nella normativa in parola.

Scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose. Fin dove può spingersi la discrezionalità del potere prefettizio?

CAGGEGI STEFANIA
2024-01-01

Abstract

Il presente contributo ha ad oggetto il procedimento di scioglimento per infiltrazioni mafiose dei consigli comunali e provinciali, disciplinato dagli artt. 143 e ss. del TUEL. Dopo un breve excursus storico, che si propone di contestualizzare il momento in cui la normativa è stata introdotta, ci si occuperà di delinearne gli aspetti procedurali e le implicazioni pratiche per gli enti coinvolti. Si dedicherà una prima parte al procedimento amministrativo che conduce allo scioglimento ed una seconda al momento eventuale della tutela giurisdizionale azionabile dinanzi al giudice amministrativo, concludendo con qualche doveroso cenno sull’ulteriore eventuale giudizio di incandidabilità che può essere avviato nei confronti degli amministratori dell’ente colpito dal provvedimento dissolutorio. L’obiettivo che ci si prefigge preliminarmente è quello di ricostruire (senza alcuna pretesa di esaustività) il quadro di una normativa, non sempre chiara, sia dal punto di vista procedurale che processuale, al fine – poi – di interrogarsi sulla legittimità, nel contesto storico odierno, di un potere discrezionale con delle maglie così larghe come quello che il legislatore ha attribuito alla prefettura nella normativa in parola.
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