Lo scritto analizza le recenti pronunce della Corte di Giustizia in materia di credit scoring algoritmico (casi Schufa e D&G), evidenziando come le stesse, unitamente ad alcuni provvedimenti normativi di recente adozione (CCD II e AI Act), contribuiscano a creare un quadro regolatorio certamente più puntale ed efficace (specie in materia di tutele spettanti al soggetto valutato, cui viene ormai riconosciuto, a più livelli, un vero e proprio diritto alla spiegazione della decisione automatizzata che lo riguarda), ma caratterizzato, al contempo, da stringenti limitazioni all’esercizio delle attività in questione. Invero, l’impatto che le più progredite soluzioni tecnologiche possono produrre sulla persona umana – incidendo sui processi di costruzione dell’identità personale negli ambienti digitali, sui diritti fondamentali dell’individuo o su interessi altrimenti rilevanti - impone l’adozione, sul piano normativo, di una serie di cautele e di vincoli il cui effetto, guardando all’ambito bancario, potrebbe essere quello di privare il mercato creditizio di strumenti, come quelli in esame, potenzialmente in grado di assicurare maggiori livelli di efficienza e di affidabilità. Lo scopo dello scritto, pertanto, è valutare le prospettive di sviluppo, nel prossimo futuro, delle attività di credit scoring algoritmico, tenuto conto che, nel contesto normativo e giurisprudenziale che si è da ultimo delineato, lo svolgimento delle stesse esige un accurato bilanciamento tra esigenze contrapposte (tutela dei diritti della persona, da un lato; buon funzionamento del mercato del credito, dall’altro), meno agevole di quanto possa sembrare.
Le valutazioni automatizzate del merito creditizio nel quadro regolatorio europeo. Quale futuro per il credit scoring algoritmico?
Francesco Ciraolo
2025-01-01
Abstract
Lo scritto analizza le recenti pronunce della Corte di Giustizia in materia di credit scoring algoritmico (casi Schufa e D&G), evidenziando come le stesse, unitamente ad alcuni provvedimenti normativi di recente adozione (CCD II e AI Act), contribuiscano a creare un quadro regolatorio certamente più puntale ed efficace (specie in materia di tutele spettanti al soggetto valutato, cui viene ormai riconosciuto, a più livelli, un vero e proprio diritto alla spiegazione della decisione automatizzata che lo riguarda), ma caratterizzato, al contempo, da stringenti limitazioni all’esercizio delle attività in questione. Invero, l’impatto che le più progredite soluzioni tecnologiche possono produrre sulla persona umana – incidendo sui processi di costruzione dell’identità personale negli ambienti digitali, sui diritti fondamentali dell’individuo o su interessi altrimenti rilevanti - impone l’adozione, sul piano normativo, di una serie di cautele e di vincoli il cui effetto, guardando all’ambito bancario, potrebbe essere quello di privare il mercato creditizio di strumenti, come quelli in esame, potenzialmente in grado di assicurare maggiori livelli di efficienza e di affidabilità. Lo scopo dello scritto, pertanto, è valutare le prospettive di sviluppo, nel prossimo futuro, delle attività di credit scoring algoritmico, tenuto conto che, nel contesto normativo e giurisprudenziale che si è da ultimo delineato, lo svolgimento delle stesse esige un accurato bilanciamento tra esigenze contrapposte (tutela dei diritti della persona, da un lato; buon funzionamento del mercato del credito, dall’altro), meno agevole di quanto possa sembrare.Pubblicazioni consigliate
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


