Nell’epoca moderna, in cui la tecnica costringe la natura ad andare oltre il cerchio delle sue possibilità, impiegando le sue energie senza misura, sembra avverarsi la nietzscheana metafora del “deserto che cresce”, cosicché per l’uomo non resta più un suolo abitabile. In questo “dissesto senza contorno” una riflessione sul giardino, non di carattere estetico, ma geo-filosofico, può indicare una possibilità a venire per l’abitare dell’uomo sulla terra. Il giardino, infatti, è il luogo natio dell’uomo, il quale, fatto egli stesso di terra, condivide con esso una “comunità di destino”. Il giardino primigenio non è un paradiso, un luogo ideale o trascendente, promesso solo agli eletti, ma un luogo reale, aperto ed ospitale. A causa della philargyría, l’avidità che sacrifica al consumo la terra, Adamo viene espulso dall’Eden e il giardino viene recintato. Oggi, che quella colpa si rinnova, l’uomo è quanto mai s-paesato, senza-patria, ma il ricordo di quel luogo perduto lo assilla e anela a ritrovarlo. Forse solo riscoprendo quell’éthos originario che Dio indica ad Adamo, allorché gli affida la terra, c’è la speranza che il deserto ridiventi un orto di delizie.

Eden o l’archetipo dell’abitare

SURACE V
2017-01-01

Abstract

Nell’epoca moderna, in cui la tecnica costringe la natura ad andare oltre il cerchio delle sue possibilità, impiegando le sue energie senza misura, sembra avverarsi la nietzscheana metafora del “deserto che cresce”, cosicché per l’uomo non resta più un suolo abitabile. In questo “dissesto senza contorno” una riflessione sul giardino, non di carattere estetico, ma geo-filosofico, può indicare una possibilità a venire per l’abitare dell’uomo sulla terra. Il giardino, infatti, è il luogo natio dell’uomo, il quale, fatto egli stesso di terra, condivide con esso una “comunità di destino”. Il giardino primigenio non è un paradiso, un luogo ideale o trascendente, promesso solo agli eletti, ma un luogo reale, aperto ed ospitale. A causa della philargyría, l’avidità che sacrifica al consumo la terra, Adamo viene espulso dall’Eden e il giardino viene recintato. Oggi, che quella colpa si rinnova, l’uomo è quanto mai s-paesato, senza-patria, ma il ricordo di quel luogo perduto lo assilla e anela a ritrovarlo. Forse solo riscoprendo quell’éthos originario che Dio indica ad Adamo, allorché gli affida la terra, c’è la speranza che il deserto ridiventi un orto di delizie.
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