Elena Pulcini riflette sull'era globale identificandone le patologie e i rimedi. In particolare, individua due patologie: l'individualismo illimitato e il comunitarismo endogamico, ovvero l'ossessione per il Sé e l'ossessione per il Noi, che rispettivamente sacrificano e distorcono il rapporto con l'altro. La globalizzazione rivela tragicamente l'impossibilità di chiudersi in uno spazio immune, ma rivela anche quella che è una verità ontologica: ovvero che il significato del mondo risiede nella convivenza. Questa rivelazione può preludere alla creazione di una forma diversa di mondo, in cui a tutti sia garantita una "vita di successo". Questa possibilità dipende dal declinare in modo positivo la paura dell'altro e le condizioni di contaminazione e vulnerabilità. Eliminare la paura, per Pulcini, non è praticabile né auspicabile, dovremmo riattivarla, trasformandola virtuosamente da paura dell'altro in paura per l'altro. La paura, infatti, non solo fonda il Leviatano, ma è una virtù euristica, che può permetterci di scoprire che il soggetto è relazionale. Le riflessioni di Pulcini si collocano nel campo della decostruzione del soggetto moderno, isolato nella propria presunzione di autosufficienza. Pulcini pensa alla passivizzazione del soggetto, intesa come pathos del soggetto, attraversato da un'alterità interna e costretto a rispondere all'altro. Pulcini pensa a un soggetto contaminato da un'alterità non assimilabile, che chiama “differenza in”. Il riconoscimento dell'estraneità coessenziale del soggetto contiene la possibilità di declinare positivamente la contaminazione come co-divisione delle “differenze (da)”. Se la contaminazione ci permette di pensare a un essere-con, la vulnerabilità del soggetto verso l'altro, come Pulcini apprende da Levinas, ci permette di pensare a un essere-per, un soggetto etico. Il soggetto non è mai semplicemente vulnerabile, ma è vulnerabile verso, di conseguenza, non è semplicemente responsabile di sé stesso, ma dell'altro. Contrariamente alla tradizione filosofica, Levinas insegna che la responsabilità non ha un principio, tanto meno un principio soggettivo come la libertà. Pensare alla responsabilità prima della libertà significa ratificare la morte del soggetto solipsistico. È “un lutto necessario” per creare un'altra forma di mondo.
Creare un mondo nell’epoca globale. La passione ‘eretica’ di Elena Pulcini
SURACE V
2022-01-01
Abstract
Elena Pulcini riflette sull'era globale identificandone le patologie e i rimedi. In particolare, individua due patologie: l'individualismo illimitato e il comunitarismo endogamico, ovvero l'ossessione per il Sé e l'ossessione per il Noi, che rispettivamente sacrificano e distorcono il rapporto con l'altro. La globalizzazione rivela tragicamente l'impossibilità di chiudersi in uno spazio immune, ma rivela anche quella che è una verità ontologica: ovvero che il significato del mondo risiede nella convivenza. Questa rivelazione può preludere alla creazione di una forma diversa di mondo, in cui a tutti sia garantita una "vita di successo". Questa possibilità dipende dal declinare in modo positivo la paura dell'altro e le condizioni di contaminazione e vulnerabilità. Eliminare la paura, per Pulcini, non è praticabile né auspicabile, dovremmo riattivarla, trasformandola virtuosamente da paura dell'altro in paura per l'altro. La paura, infatti, non solo fonda il Leviatano, ma è una virtù euristica, che può permetterci di scoprire che il soggetto è relazionale. Le riflessioni di Pulcini si collocano nel campo della decostruzione del soggetto moderno, isolato nella propria presunzione di autosufficienza. Pulcini pensa alla passivizzazione del soggetto, intesa come pathos del soggetto, attraversato da un'alterità interna e costretto a rispondere all'altro. Pulcini pensa a un soggetto contaminato da un'alterità non assimilabile, che chiama “differenza in”. Il riconoscimento dell'estraneità coessenziale del soggetto contiene la possibilità di declinare positivamente la contaminazione come co-divisione delle “differenze (da)”. Se la contaminazione ci permette di pensare a un essere-con, la vulnerabilità del soggetto verso l'altro, come Pulcini apprende da Levinas, ci permette di pensare a un essere-per, un soggetto etico. Il soggetto non è mai semplicemente vulnerabile, ma è vulnerabile verso, di conseguenza, non è semplicemente responsabile di sé stesso, ma dell'altro. Contrariamente alla tradizione filosofica, Levinas insegna che la responsabilità non ha un principio, tanto meno un principio soggettivo come la libertà. Pensare alla responsabilità prima della libertà significa ratificare la morte del soggetto solipsistico. È “un lutto necessario” per creare un'altra forma di mondo.Pubblicazioni consigliate
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


