La filosofia di Kant e quella di Derrida condividono un tono apocalittico, non perché predicano una catastrofica fine imminente, ma perché sperano nell’avvenire. Il “chiliasmo filosofico” di Kant spera nell’avvento di un “regno di diritto”, che è il telos occulto della natura e un’idea regolativa della ragione, che ci chiama ad agire come se fosse reale. Il “messianico senza messianismo” di Derrida, in quanto è la struttura universale dell’esistenza, esposta al forse dell’evento dell’altro, che nessuna teleologia e nessun idealismo può anticipare, spera in un regno di giustizia. Il sistema cosmopolitico kantiano della cittadinanza del mondo è un un’ideale possibile da raggiungere per “approssimazione”, mentre, la democrazia a-venire a cui pensa Derrida è impossibile, non perché utopica, ma perché non potrà mai essere presente; pertanto, occorrerà in ogni situazione “negoziare” con la giustizia. Se Kant limita il diritto cosmopolitico alle condizioni di un’ospitalità universale, Derrida pensa un’ospitalità incondizionata, almeno nel principio, che, pur incommensurabile rispetto alle leggi, deve ispirarle. Il “progetto filosofico” kantiano torna alla ribalta nell’epoca della globalizzazione, che è sia una minaccia di dominio mondiale sia una chance di democratizzazione del mondo. Per questo motivo, Derrida, considerandosi un erede dei Lumi, lo decostruisce, in nome di un’altra cosmopolitica.

Per un cosmopolitismo a venire. Un cammino di pensiero da Kant a Derrida

Surace, Valentina;
2025-01-01

Abstract

La filosofia di Kant e quella di Derrida condividono un tono apocalittico, non perché predicano una catastrofica fine imminente, ma perché sperano nell’avvenire. Il “chiliasmo filosofico” di Kant spera nell’avvento di un “regno di diritto”, che è il telos occulto della natura e un’idea regolativa della ragione, che ci chiama ad agire come se fosse reale. Il “messianico senza messianismo” di Derrida, in quanto è la struttura universale dell’esistenza, esposta al forse dell’evento dell’altro, che nessuna teleologia e nessun idealismo può anticipare, spera in un regno di giustizia. Il sistema cosmopolitico kantiano della cittadinanza del mondo è un un’ideale possibile da raggiungere per “approssimazione”, mentre, la democrazia a-venire a cui pensa Derrida è impossibile, non perché utopica, ma perché non potrà mai essere presente; pertanto, occorrerà in ogni situazione “negoziare” con la giustizia. Se Kant limita il diritto cosmopolitico alle condizioni di un’ospitalità universale, Derrida pensa un’ospitalità incondizionata, almeno nel principio, che, pur incommensurabile rispetto alle leggi, deve ispirarle. Il “progetto filosofico” kantiano torna alla ribalta nell’epoca della globalizzazione, che è sia una minaccia di dominio mondiale sia una chance di democratizzazione del mondo. Per questo motivo, Derrida, considerandosi un erede dei Lumi, lo decostruisce, in nome di un’altra cosmopolitica.
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