Nel presente contributo si analizza la recente giurisprudenza costituzionale sul fine-vita nella quale la Consulta tenta di raggiungere un punto di equilibrio tra autodeterminazione individuale del malato terminale e tutela solidale del bene vita. Sia pure nel suo ondivago peregrinare, la Corte invita costantemente il legislatore a emanare una disciplina che attui un bilanciamento tra questi due poli del dibattito, seguendo le linee-guida tracciate nelle sue pronunce. Nel paper si analizza pertanto anche il disegno di legge governativo sul suicidio assistito, che peraltro non segue pedissequamente la giurisprudenza della Corte. L’autore sostiene che, se si arriverà ad una legge, questa dovrà rispettare «i limiti imposti dal rispetto della persona umana», previsti dall’art. 32 Cost. La normativa, pertanto, realizzando un laico bilanciamento tra l’autonomia individuale nelle scelte che riguardano la propria salute e l’interesse della collettività alla tutela della vita, dovrà disporre tutte le garanzie necessarie affinché il malato terminale non sia condizionato dal suo stato di fragilità ad optare per la morte a causa del convincimento di essere un peso per la società e per i familiari. Il paziente, insomma, se sceglierà il suicido assistito lo farà perché, nonostante la comunità sociosanitaria e le persone care hanno un solidale ed empatico interesse a farlo vivere, e a tal fine gli mettono a disposizione un’efficiente e articolata organizzazione umana e materiale, lui è fermamente convinto che il suo attuale modus vivendi non sia più in linea con la propria coscienza. In questi termini, quindi, l’estrema decisione non sarebbe frutto di una istintiva, semplice e astratta autodeterminazione, condizionata negativamente dal contesto sociale e sanitario in cui si trova il malato, bensì l’esito di una libera e ponderata manifestazione di volontà assiologicamente qualificata (autonomica) in ordine alle proprie scelte di vita (weltanschauung).

Libertà di coscienza e salute nelle scelte di fine-vita tra diritti individuali e doveri di solidarietà

Freni Fortunato
2026-01-01

Abstract

Nel presente contributo si analizza la recente giurisprudenza costituzionale sul fine-vita nella quale la Consulta tenta di raggiungere un punto di equilibrio tra autodeterminazione individuale del malato terminale e tutela solidale del bene vita. Sia pure nel suo ondivago peregrinare, la Corte invita costantemente il legislatore a emanare una disciplina che attui un bilanciamento tra questi due poli del dibattito, seguendo le linee-guida tracciate nelle sue pronunce. Nel paper si analizza pertanto anche il disegno di legge governativo sul suicidio assistito, che peraltro non segue pedissequamente la giurisprudenza della Corte. L’autore sostiene che, se si arriverà ad una legge, questa dovrà rispettare «i limiti imposti dal rispetto della persona umana», previsti dall’art. 32 Cost. La normativa, pertanto, realizzando un laico bilanciamento tra l’autonomia individuale nelle scelte che riguardano la propria salute e l’interesse della collettività alla tutela della vita, dovrà disporre tutte le garanzie necessarie affinché il malato terminale non sia condizionato dal suo stato di fragilità ad optare per la morte a causa del convincimento di essere un peso per la società e per i familiari. Il paziente, insomma, se sceglierà il suicido assistito lo farà perché, nonostante la comunità sociosanitaria e le persone care hanno un solidale ed empatico interesse a farlo vivere, e a tal fine gli mettono a disposizione un’efficiente e articolata organizzazione umana e materiale, lui è fermamente convinto che il suo attuale modus vivendi non sia più in linea con la propria coscienza. In questi termini, quindi, l’estrema decisione non sarebbe frutto di una istintiva, semplice e astratta autodeterminazione, condizionata negativamente dal contesto sociale e sanitario in cui si trova il malato, bensì l’esito di una libera e ponderata manifestazione di volontà assiologicamente qualificata (autonomica) in ordine alle proprie scelte di vita (weltanschauung).
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