Il saggio propone una rilettura cinenarratologica di Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1994) a partire dalla tipologia dei quattro regimi narrativi delineata da Francesco Casetti e Federico Di Chio: narrazione forte, narrazione debole, antinarrazione e metanarrazione. L’ipotesi sostenuta è che il film non sia pienamente riconducibile a uno solo di questi modelli, ma operi mediante il loro rimescolamento sistematico, producendo una forma eccentrica di organizzazione diegetica. Il punto decisivo risiede nella radicale dislocazione tra fabula e intreccio, che interrompe la linearità cronologica, altera la percezione causale degli eventi e impone allo spettatore una continua attività di ricostruzione narrativa. In tale prospettiva, la struttura di Pulp Fiction non appare come semplice disordine postmoderno, bensì come dispositivo formale rigoroso, fondato su simmetrie, ritorni e slittamenti. L’analisi mostra come tale configurazione conduca oltre la sola metanarrazione e possa essere descritta come induzione sistematica alla rinarrazione: una dinamica che trasforma la ricezione del film in un esercizio incessante di riordinamento del senso.
Oltre la metanarrazione? “Pulp Fiction“ e l’induzione sistematica alla rinarrazione
Vincenzo CiceroPrimo
Supervision
2026-01-01
Abstract
Il saggio propone una rilettura cinenarratologica di Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1994) a partire dalla tipologia dei quattro regimi narrativi delineata da Francesco Casetti e Federico Di Chio: narrazione forte, narrazione debole, antinarrazione e metanarrazione. L’ipotesi sostenuta è che il film non sia pienamente riconducibile a uno solo di questi modelli, ma operi mediante il loro rimescolamento sistematico, producendo una forma eccentrica di organizzazione diegetica. Il punto decisivo risiede nella radicale dislocazione tra fabula e intreccio, che interrompe la linearità cronologica, altera la percezione causale degli eventi e impone allo spettatore una continua attività di ricostruzione narrativa. In tale prospettiva, la struttura di Pulp Fiction non appare come semplice disordine postmoderno, bensì come dispositivo formale rigoroso, fondato su simmetrie, ritorni e slittamenti. L’analisi mostra come tale configurazione conduca oltre la sola metanarrazione e possa essere descritta come induzione sistematica alla rinarrazione: una dinamica che trasforma la ricezione del film in un esercizio incessante di riordinamento del senso.Pubblicazioni consigliate
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


