Una lettura politologica del messaggio “essenziale” nella relazione fra uomo e Dio, ri chiede in Kafka un’indagine digressiva sull’origine dell’angoscia, l’approfondimento di un presupposto eminentemente teologico-politico. Scrive a tal proposito il giurista e politologo Carl Schmitt: «Franz Kafka potrebbe scrivere un romanzo dal titolo Il nemico. Allora risulterebbe chiaro che l’indeterminatezza del nemico suscita angoscia […]; vi ceversa, è proprio della ragione (e dunque dell’alta politica) determinare il nemico (il che, al tempo stesso, è sempre anche un’autodeterminazione), e con la determinazione viene meno l’angoscia e resta tutt’al più la paura. Ma come possiamo strappare qual cosa all’indeterminatezza e condurlo alla determinatezza, se non abbiamo più alcun concetto comune? Il fatto che i nemici non abbiano più alcun concetto comune e che ogni concetto si trasformi in una violazione del campo nemico fa parte della situazione della guerra civile». Considerare il concetto di nemico in Kafka, significa per Schmitt andare al cuore della questione che qui interessa. Egli infatti si riferisce propriamente al discrimine fra angoscia e paura, definisce la differenza fra la guerra civile e l’ordine della relazione e asserisce che tale differenza è, innanzitutto, un problema di violazione del campo esistenziale.

Sull'inconoscibilità della mediazione trascendente. Una riflessione teologico-politica tratta dalla lettura di Fabrizio Sciacca, "Franz Kafka e la sfinge del potere".

Geniale
2026-01-01

Abstract

Una lettura politologica del messaggio “essenziale” nella relazione fra uomo e Dio, ri chiede in Kafka un’indagine digressiva sull’origine dell’angoscia, l’approfondimento di un presupposto eminentemente teologico-politico. Scrive a tal proposito il giurista e politologo Carl Schmitt: «Franz Kafka potrebbe scrivere un romanzo dal titolo Il nemico. Allora risulterebbe chiaro che l’indeterminatezza del nemico suscita angoscia […]; vi ceversa, è proprio della ragione (e dunque dell’alta politica) determinare il nemico (il che, al tempo stesso, è sempre anche un’autodeterminazione), e con la determinazione viene meno l’angoscia e resta tutt’al più la paura. Ma come possiamo strappare qual cosa all’indeterminatezza e condurlo alla determinatezza, se non abbiamo più alcun concetto comune? Il fatto che i nemici non abbiano più alcun concetto comune e che ogni concetto si trasformi in una violazione del campo nemico fa parte della situazione della guerra civile». Considerare il concetto di nemico in Kafka, significa per Schmitt andare al cuore della questione che qui interessa. Egli infatti si riferisce propriamente al discrimine fra angoscia e paura, definisce la differenza fra la guerra civile e l’ordine della relazione e asserisce che tale differenza è, innanzitutto, un problema di violazione del campo esistenziale.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.
Pubblicazioni consigliate

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11570/3357172
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact