Nella filosofia della mente e del linguaggio, il dibattito intorno alla nozione di rappresentazione mentale ha conosciuto una nuova fase di sviluppo. In particolare, la prospettiva enattivista ha elaborato una serie di argomentazioni volte a sostenere che la rappresentazione non sia altro che un costrutto filosofico privo di reale consistenza esplicativa. Con questo contributo intendiamo esaminare criticamente la fondatezza di tale impostazione. L'obiettivo è mostrare come la centralità del corpo nei processi cognitivi non dimostri l'inconsistenza della nozione di rappresentazione, bensì ne rafforzi la rilevanza teorica. Muovendo dagli studi che evidenziano il carattere embodied delle rappresentazioni, proponiamo una caratterizzazione della nozione di rappresentazione da una prospettiva biologica. Accogliamo alcuni aspetti della critica enattivista al fine di ricalibrare una concezione naturalistica che preservi il costrutto della rappresentazione e trovi il proprio inevitabile sviluppo epistemologico nella Teoria dei Vincoli Biologici (Theory of Biological Constraints), secondo cui la struttura determina la funzione. In questa prospettiva, il corpo vincola le capacità funzionali dell'agente cognitivo e ne determina le possibilità di azione. L'ottimizzazione dell'interazione agente-mondo, e in particolare dell'interazione intersoggettiva tra agenti (agent-agent), costituisce il principio da cui emerge quella proprietà della cognizione che definiamo "rappresentazione". Gli schemi sensomotori che si stabiliscono nell'interazione tra due o più agenti costituiscono l'ambiente selettivo entro cui si sviluppa la proprietà fondamentale della rappresentazione mentale.

Contro le rappresentazioni? Per una proposta corporificata e intersoggettiva della rappresentazione mentale

Alessandra Falzone
;
Joel Osea Baldo Gentile
2025-01-01

Abstract

Nella filosofia della mente e del linguaggio, il dibattito intorno alla nozione di rappresentazione mentale ha conosciuto una nuova fase di sviluppo. In particolare, la prospettiva enattivista ha elaborato una serie di argomentazioni volte a sostenere che la rappresentazione non sia altro che un costrutto filosofico privo di reale consistenza esplicativa. Con questo contributo intendiamo esaminare criticamente la fondatezza di tale impostazione. L'obiettivo è mostrare come la centralità del corpo nei processi cognitivi non dimostri l'inconsistenza della nozione di rappresentazione, bensì ne rafforzi la rilevanza teorica. Muovendo dagli studi che evidenziano il carattere embodied delle rappresentazioni, proponiamo una caratterizzazione della nozione di rappresentazione da una prospettiva biologica. Accogliamo alcuni aspetti della critica enattivista al fine di ricalibrare una concezione naturalistica che preservi il costrutto della rappresentazione e trovi il proprio inevitabile sviluppo epistemologico nella Teoria dei Vincoli Biologici (Theory of Biological Constraints), secondo cui la struttura determina la funzione. In questa prospettiva, il corpo vincola le capacità funzionali dell'agente cognitivo e ne determina le possibilità di azione. L'ottimizzazione dell'interazione agente-mondo, e in particolare dell'interazione intersoggettiva tra agenti (agent-agent), costituisce il principio da cui emerge quella proprietà della cognizione che definiamo "rappresentazione". Gli schemi sensomotori che si stabiliscono nell'interazione tra due o più agenti costituiscono l'ambiente selettivo entro cui si sviluppa la proprietà fondamentale della rappresentazione mentale.
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