L’articolo esplora la possibilità di una utopia sostenibile nell’epoca della quarta rivoluzione, così come è stata definita da Floridi, interrogando le tensioni tra progresso tecnologico, giustizia sociale e inquinamento digitale. A partire dall’operetta morale di Wiikmark La morte moderna, il saggio mette in luce il rischio di un futuro dominato da una razionalità calcolante che riduce la vita a misura di efficienza, contrapponendovi l’immaginazione come forma di resistenza, secondo la prospettiva di Ágnes Heller in Dall’utopia alla distopia. Sogni e progetti della immaginazione storica. L’immaginazione, lavorata dentro la riflessione di Heller ma anche alla luce delle riflessioni sulla giustizia sociale e intergenerazionale, se intesa come verbo utopico diventa il luogo in cui si possono ricucire le fratture tra paura e speranza, umano e tecnologico, presente e futuro. Attraverso il concetto di “inquinamento digitale” - la materialità nascosta dell’infrastruttura informatica e i suoi effetti ambientali e sociali – il saggio propone una lettura etico-politica del digitale come campo di nuove disuguaglianze. L’utopia che si delinea non è fuga né esito, ma pratica trasformativa e responsabilità generazionale: uno spazio simbolico e operativo in cui la sostenibilità diventa forma di giustizia, e il futuro, anziché promessa astratta, si riapre come eredità condivisa da rigenerare
"RICUCIRE IL FUTURO”: PER UNA UTOPIA SOSTENIBILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
G. Costanzo
2026-01-01
Abstract
L’articolo esplora la possibilità di una utopia sostenibile nell’epoca della quarta rivoluzione, così come è stata definita da Floridi, interrogando le tensioni tra progresso tecnologico, giustizia sociale e inquinamento digitale. A partire dall’operetta morale di Wiikmark La morte moderna, il saggio mette in luce il rischio di un futuro dominato da una razionalità calcolante che riduce la vita a misura di efficienza, contrapponendovi l’immaginazione come forma di resistenza, secondo la prospettiva di Ágnes Heller in Dall’utopia alla distopia. Sogni e progetti della immaginazione storica. L’immaginazione, lavorata dentro la riflessione di Heller ma anche alla luce delle riflessioni sulla giustizia sociale e intergenerazionale, se intesa come verbo utopico diventa il luogo in cui si possono ricucire le fratture tra paura e speranza, umano e tecnologico, presente e futuro. Attraverso il concetto di “inquinamento digitale” - la materialità nascosta dell’infrastruttura informatica e i suoi effetti ambientali e sociali – il saggio propone una lettura etico-politica del digitale come campo di nuove disuguaglianze. L’utopia che si delinea non è fuga né esito, ma pratica trasformativa e responsabilità generazionale: uno spazio simbolico e operativo in cui la sostenibilità diventa forma di giustizia, e il futuro, anziché promessa astratta, si riapre come eredità condivisa da rigenerarePubblicazioni consigliate
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