Il contributo analizza la trasformazione della sfera pubblica digitale a partire dal paradosso per cui la partecipazione online cresce quantitativamente mentre la sua qualità deliberativa si indebolisce. Ricostruendo la traiettoria che va dallo "spazio libero" della Rete delle origini alla piattaformizzazione della società contemporanea, il saggio mostra come l'architettura delle piattaforme (ranking, raccomandazioni, metriche di engagement) traduca sistematicamente l'interazione in visibilità, premiando la reazione rapida a scapito dei tempi della verifica e della deliberazione. Su questa base strutturale, l'articolo propone una lettura della post-verità come "politica delle definizioni", richiamando il Teorema di Thomas: una definizione della situazione, se adottata e fatta circolare abbastanza, diventa reale nelle sue conseguenze indipendentemente dalla sua veridicità. Il contributo introduce quindi il concetto di ipnocrazia - suggestione concettuale recentemente emersa nel dibattito pubblico - per descrivere un passo ulteriore rispetto alla post-verità: non più (solo) l'imposizione di una definizione dei fatti, ma la sospensione strutturale del dubbio come condizione percettiva stabile, sostenuta dalla combinazione di tre dimensioni - attenzione (trattenere), emozione (schierare) e credibilità (confondere) - che operano congiuntamente nel flusso delle piattaforme. L'analisi applica questo quadro a due casi di studio. Il primo, relativo alla comunicazione politica di Donald Trump, evidenzia tre meccanismi ricorrenti della platform leadership: la cattura dell'attenzione, la trasformazione del pubblico in catena di diffusione e l'uso strategico del dubbio come strumento di delegittimazione. Il secondo, dedicato al Movimento 5 Stelle nel contesto italiano, mostra come la promessa originaria di disintermediazione e democrazia diretta tramite la Rete si sia rifunzionalizzata nell'ecosistema delle piattaforme, producendo una partecipazione spesso ridotta al gesto identitario del consenso immediato ("uno clicca uno") più che al confronto argomentativo. Il saggio si conclude introducendo il concetto di fringe democracy per discutere le implicazioni istituzionali di questo scenario, e sottolinea come l'IA generativa agisca da moltiplicatore della dinamica ipnocratica, spostando la competizione informativa dal piano della verità verificabile a quello della plausibilità e dell'impatto percettivo. La tesi conclusiva è che la libertà, intesa come partecipazione, non coincide con il mero accesso allo spazio digitale, ma dipende dalla possibilità di dubitare insieme - discutere, verificare, dissentire e cambiare idea senza sentirsi traditori - senza che il dubbio venga trasformato in arma politica o neutralizzato nella trance dell'ipnocrazia.

Ipnocrazia, dubbi e libertà. Post-verità e sospensione del dubbio nella sfera pubblica piattaformizzata

Marco Centorrino
2026-01-01

Abstract

Il contributo analizza la trasformazione della sfera pubblica digitale a partire dal paradosso per cui la partecipazione online cresce quantitativamente mentre la sua qualità deliberativa si indebolisce. Ricostruendo la traiettoria che va dallo "spazio libero" della Rete delle origini alla piattaformizzazione della società contemporanea, il saggio mostra come l'architettura delle piattaforme (ranking, raccomandazioni, metriche di engagement) traduca sistematicamente l'interazione in visibilità, premiando la reazione rapida a scapito dei tempi della verifica e della deliberazione. Su questa base strutturale, l'articolo propone una lettura della post-verità come "politica delle definizioni", richiamando il Teorema di Thomas: una definizione della situazione, se adottata e fatta circolare abbastanza, diventa reale nelle sue conseguenze indipendentemente dalla sua veridicità. Il contributo introduce quindi il concetto di ipnocrazia - suggestione concettuale recentemente emersa nel dibattito pubblico - per descrivere un passo ulteriore rispetto alla post-verità: non più (solo) l'imposizione di una definizione dei fatti, ma la sospensione strutturale del dubbio come condizione percettiva stabile, sostenuta dalla combinazione di tre dimensioni - attenzione (trattenere), emozione (schierare) e credibilità (confondere) - che operano congiuntamente nel flusso delle piattaforme. L'analisi applica questo quadro a due casi di studio. Il primo, relativo alla comunicazione politica di Donald Trump, evidenzia tre meccanismi ricorrenti della platform leadership: la cattura dell'attenzione, la trasformazione del pubblico in catena di diffusione e l'uso strategico del dubbio come strumento di delegittimazione. Il secondo, dedicato al Movimento 5 Stelle nel contesto italiano, mostra come la promessa originaria di disintermediazione e democrazia diretta tramite la Rete si sia rifunzionalizzata nell'ecosistema delle piattaforme, producendo una partecipazione spesso ridotta al gesto identitario del consenso immediato ("uno clicca uno") più che al confronto argomentativo. Il saggio si conclude introducendo il concetto di fringe democracy per discutere le implicazioni istituzionali di questo scenario, e sottolinea come l'IA generativa agisca da moltiplicatore della dinamica ipnocratica, spostando la competizione informativa dal piano della verità verificabile a quello della plausibilità e dell'impatto percettivo. La tesi conclusiva è che la libertà, intesa come partecipazione, non coincide con il mero accesso allo spazio digitale, ma dipende dalla possibilità di dubitare insieme - discutere, verificare, dissentire e cambiare idea senza sentirsi traditori - senza che il dubbio venga trasformato in arma politica o neutralizzato nella trance dell'ipnocrazia.
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