Il lavoro propone una riflessione teorica sul nesso circolare tra ricono scimento giuridico dello status professionale delle atlete e la sostenibilità economico-finanziaria delle società sportive ad indirizzo femminile, as sumendo la transizione dal dilettantismo al professionismo (d.lg. n. 36 del 2021) come base di partenza della disamina. L’obiettivo è evidenziare come la definizione formale del rapporto di la voro agisca da variabile endogena, capace di influenzare la solidità dei mo delli di business sportivi: lo status di professionista è il presupposto per la “capitalizzazione” delle prestazioni atletiche e il superamento delle asimme trie sistemiche che tuttora caratterizzano l’ecosistema sportivo. Tali squilibri sono confermati dai dati sulla partecipazione sportiva di tipo continuativo che in Italia registra ancóra un notevole divario tra donne e uomini, pari rispettivamente al 24% e al 33% (un gap di circa il 9%) (ISTAT, 2024). In questo scenario, il saggio affronta il tema della resistenza delle società sportive verso la contrattualizzazione delle atlete, percepito come un aggra vio dei costi operativi (oneri previdenziali e tutele contrattuali). Tale visione riflette un “fallimento di mercato” di breve periodo: l’inerzia nell’adegua mento contrattuale alimenta e cristallizza una fragilità strutturale che pre clude la piena valorizzazione delle “esternalità positive” del settore. Senza una definizione formale del rapporto lavorativo, la prestazione atletica non riesce a configurarsi come un asset patrimoniale strategico, impedendo alle società di internalizzare valore attraverso la stabilità del capitale umano, la negoziazione dei diritti di trasmissione attraverso i media e l’attrazione di investimenti pubblicitari di lungo termine. Questa situazione apparentemente contraddittoria potrebbe essere sa nata dalla recente riforma legislativa, che considera imprescindibile l’aspetto economico per la crescita dell’ecosistema sportivo a vocazione femminile, ma che riconosce come il mercato, da solo, non sia in grado di superare la “trappola della sotto-patrimonializzazione”. Si rende, pertanto, necessario un intervento politico che agisca da facilitatore: il quadro normativo deve essere integrato da politiche di supporto mirate, capaci di mitigare il rischio finanziario iniziale percepito dai club. Solo attraverso un supporto pubblico che accompagni le società sportive verso modelli di business professionisti ci, sarà possibile trasformare il valore sociale ed economico delle atlete da potenziale onere a pilastro di un sistema equo, sostenibile e produttivo.
Professionismo femminile tra riconoscimento giuridico formale e sostenibilità economica
melania verde
;Lara Gitto;
2026-01-01
Abstract
Il lavoro propone una riflessione teorica sul nesso circolare tra ricono scimento giuridico dello status professionale delle atlete e la sostenibilità economico-finanziaria delle società sportive ad indirizzo femminile, as sumendo la transizione dal dilettantismo al professionismo (d.lg. n. 36 del 2021) come base di partenza della disamina. L’obiettivo è evidenziare come la definizione formale del rapporto di la voro agisca da variabile endogena, capace di influenzare la solidità dei mo delli di business sportivi: lo status di professionista è il presupposto per la “capitalizzazione” delle prestazioni atletiche e il superamento delle asimme trie sistemiche che tuttora caratterizzano l’ecosistema sportivo. Tali squilibri sono confermati dai dati sulla partecipazione sportiva di tipo continuativo che in Italia registra ancóra un notevole divario tra donne e uomini, pari rispettivamente al 24% e al 33% (un gap di circa il 9%) (ISTAT, 2024). In questo scenario, il saggio affronta il tema della resistenza delle società sportive verso la contrattualizzazione delle atlete, percepito come un aggra vio dei costi operativi (oneri previdenziali e tutele contrattuali). Tale visione riflette un “fallimento di mercato” di breve periodo: l’inerzia nell’adegua mento contrattuale alimenta e cristallizza una fragilità strutturale che pre clude la piena valorizzazione delle “esternalità positive” del settore. Senza una definizione formale del rapporto lavorativo, la prestazione atletica non riesce a configurarsi come un asset patrimoniale strategico, impedendo alle società di internalizzare valore attraverso la stabilità del capitale umano, la negoziazione dei diritti di trasmissione attraverso i media e l’attrazione di investimenti pubblicitari di lungo termine. Questa situazione apparentemente contraddittoria potrebbe essere sa nata dalla recente riforma legislativa, che considera imprescindibile l’aspetto economico per la crescita dell’ecosistema sportivo a vocazione femminile, ma che riconosce come il mercato, da solo, non sia in grado di superare la “trappola della sotto-patrimonializzazione”. Si rende, pertanto, necessario un intervento politico che agisca da facilitatore: il quadro normativo deve essere integrato da politiche di supporto mirate, capaci di mitigare il rischio finanziario iniziale percepito dai club. Solo attraverso un supporto pubblico che accompagni le società sportive verso modelli di business professionisti ci, sarà possibile trasformare il valore sociale ed economico delle atlete da potenziale onere a pilastro di un sistema equo, sostenibile e produttivo.Pubblicazioni consigliate
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