Il contributo affronta il problema dell'attribuzione di stati coscienti ai sistemi di intelligenza artificiale conversazionale, interrogandosi sul valore epistemico delle dichiarazioni in prima persona attraverso cui i chatbot descrivono presunte esperienze soggettive. A partire dalla filosofia del linguaggio e dal dibattito contemporaneo sulla coscienza artificiale, l'articolo esamina il rapporto tra competenza linguistica, esperienza fenomenica e criteri di attribuzione della coscienza. Particolare attenzione è dedicata al ruolo delle istruzioni di addestramento, ai limiti delle evidenze comportamentali e alle responsabilità dei progettisti nella costruzione di sistemi capaci di simulare forme di interiorità.
Se un chatbot dice di soffrire, che cosa dobbiamo credere?
Domenica Bruni
2026-01-01
Abstract
Il contributo affronta il problema dell'attribuzione di stati coscienti ai sistemi di intelligenza artificiale conversazionale, interrogandosi sul valore epistemico delle dichiarazioni in prima persona attraverso cui i chatbot descrivono presunte esperienze soggettive. A partire dalla filosofia del linguaggio e dal dibattito contemporaneo sulla coscienza artificiale, l'articolo esamina il rapporto tra competenza linguistica, esperienza fenomenica e criteri di attribuzione della coscienza. Particolare attenzione è dedicata al ruolo delle istruzioni di addestramento, ai limiti delle evidenze comportamentali e alle responsabilità dei progettisti nella costruzione di sistemi capaci di simulare forme di interiorità.Pubblicazioni consigliate
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