L'efferato delitto di Laura Lanza La Grua, signora di Carini, avvenuto la sera del 4 dicembre 1563, fu avvolto subito da un alone di mistero e di verità celate, tanto da trasformarsi rapidamente in leggenda. La fantasia popolare, per suo conto, si affiancava alla memoria ufficiale, quasi per una sorta di comune congiura del silenzio a protezione del prestigio di una delle famiglie più importanti della classe dominante siciliana. Teatro della vicenda è il castello di Carini, negli anni in cui la Sicilia giaceva sotto il tallone dei vicerè spagnoli e dei loro feudatari. Gli attori sono: don Cesare Lanza, suo genero don Vincenzo La Grua Talamanca, la moglie di quest'ultimo, Laura, che sembra avesse concesso il suo amore al cugino Ludovico Vernagallo, ricco possidente. L'assassinio di Laura Lanza si iscrive senza dubbio fra i delitti d'onore. Secondo l'antica legge dell'onore maritale, già rintracciabile nella celebre "Lex Iulia de adulteriis" del diritto romano, poi nelle norme di Ruggero II sull'adulterio, recepite anche dalla costituzione di Federico II, "Si maritus uxorem in ipso actu adulterii depraehenderit tam uxorem quam adulterum occidere licebit, nulla tamen mora protracta". Il marito dunque che avesse sorpreso in flagranza d'adulterio la moglie e l'amante poteva uccidere entrambi. Proprio questi testi allegava il padre di Laura, Cesare Lanza, quando reo confesso, raccontava in un esposto al sovrano Filippo II il delitto commesso. Al tempo stesso la storia della signora di Carini richiama il gioco complesso dei rapporti familiari nella società siciliana di antico regime.

L'amaro caso della signora di Carini. Rappresentazioni di un delitto d'onore del XVI secolo

PELLERITI, Provvidenza
2007

Abstract

L'efferato delitto di Laura Lanza La Grua, signora di Carini, avvenuto la sera del 4 dicembre 1563, fu avvolto subito da un alone di mistero e di verità celate, tanto da trasformarsi rapidamente in leggenda. La fantasia popolare, per suo conto, si affiancava alla memoria ufficiale, quasi per una sorta di comune congiura del silenzio a protezione del prestigio di una delle famiglie più importanti della classe dominante siciliana. Teatro della vicenda è il castello di Carini, negli anni in cui la Sicilia giaceva sotto il tallone dei vicerè spagnoli e dei loro feudatari. Gli attori sono: don Cesare Lanza, suo genero don Vincenzo La Grua Talamanca, la moglie di quest'ultimo, Laura, che sembra avesse concesso il suo amore al cugino Ludovico Vernagallo, ricco possidente. L'assassinio di Laura Lanza si iscrive senza dubbio fra i delitti d'onore. Secondo l'antica legge dell'onore maritale, già rintracciabile nella celebre "Lex Iulia de adulteriis" del diritto romano, poi nelle norme di Ruggero II sull'adulterio, recepite anche dalla costituzione di Federico II, "Si maritus uxorem in ipso actu adulterii depraehenderit tam uxorem quam adulterum occidere licebit, nulla tamen mora protracta". Il marito dunque che avesse sorpreso in flagranza d'adulterio la moglie e l'amante poteva uccidere entrambi. Proprio questi testi allegava il padre di Laura, Cesare Lanza, quando reo confesso, raccontava in un esposto al sovrano Filippo II il delitto commesso. Al tempo stesso la storia della signora di Carini richiama il gioco complesso dei rapporti familiari nella società siciliana di antico regime.
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