Il panorama socio-culturale europeo con i suoi recenti eventi politici, legati alla problematica immigrazione clandestina e intrisi di fondamentalismo e xenofobia, spinge a reinterrogare la proposta filosofica di Derrida che dimostra, proprio in questo ambito, la sua attuale «inattualità». L’esigenza di un «pensare altrimenti», che muove la riflessione novecentesca a proporre alternative costruttive alla crisi della cultura tradizionale e del soggetto che ne è a fondamento, ha come esito la delineazione di un sé infinitamente responsabile e ospitale nei confronti di Altri che ne mette in discussione le categorie. Ma la proposta paradossale di una coscienza-ospite e ostaggio può avere una effettiva realizzazione storica o è destinata a rimanere sogno utopico di un avvenire messianico? L’orizzonte della giustizia, con la sua esigenza di leggi eque, deve permanere sul piano di un egualitarismo immemore della differenza e della singolarità, oppure è possibile prospettare una giustizia «incondizionata» che permetta di «pensare altrimenti» la cittadinanza, il diritto internazionale, l’ospitalità? Il progetto di una politica chiamata a fare i conti con l’«impossibile» e la delineazione di una «democrazia-a-venire», costituiscono l’eredità della riflessione derridiana che, nel tentativo di fare i conti con l’esigenza intrattabile di Altri, propone l’orizzonte in vista del quale gli attuali progetti politici sono chiamati ad operare.

La sfida di una politica «impossibile»: J. Derrida e la Legge incondizionata dell’Ospitalità

Maria Teresa Pacilé
2018

Abstract

Il panorama socio-culturale europeo con i suoi recenti eventi politici, legati alla problematica immigrazione clandestina e intrisi di fondamentalismo e xenofobia, spinge a reinterrogare la proposta filosofica di Derrida che dimostra, proprio in questo ambito, la sua attuale «inattualità». L’esigenza di un «pensare altrimenti», che muove la riflessione novecentesca a proporre alternative costruttive alla crisi della cultura tradizionale e del soggetto che ne è a fondamento, ha come esito la delineazione di un sé infinitamente responsabile e ospitale nei confronti di Altri che ne mette in discussione le categorie. Ma la proposta paradossale di una coscienza-ospite e ostaggio può avere una effettiva realizzazione storica o è destinata a rimanere sogno utopico di un avvenire messianico? L’orizzonte della giustizia, con la sua esigenza di leggi eque, deve permanere sul piano di un egualitarismo immemore della differenza e della singolarità, oppure è possibile prospettare una giustizia «incondizionata» che permetta di «pensare altrimenti» la cittadinanza, il diritto internazionale, l’ospitalità? Il progetto di una politica chiamata a fare i conti con l’«impossibile» e la delineazione di una «democrazia-a-venire», costituiscono l’eredità della riflessione derridiana che, nel tentativo di fare i conti con l’esigenza intrattabile di Altri, propone l’orizzonte in vista del quale gli attuali progetti politici sono chiamati ad operare.
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